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22 novembre Sento di dover premettere che questa nota non è dedicata a nessuno in
particolare, ma nasce dalle paturnie da sala studio. Dopo 4 ore e
mezza, mi sono messa a scrivere. E, ovviamente, i miei pensieri
seguivano la loro melodia, non di certo una marcia lineare...
E ... questo, più o meno, è quello che i miei pensieri mi hanno suggerito.
Se dovessi pensare a tutto ciò che, infine, mi sono ritrovata a
sperimentare nelle mie interazioni , a ciò che mi impedisce di
togliermi il cappotto in presenza di un altro, o di tenerlo indosso per
ore , anche mentre sono già dentro il suo 'appartamento mentale' (
magari anche solo in salotto), penserei alla mia temperatura corporea
eccessivamente raggelata.
Potrei, però, anche immaginare che la stanza sia poco riscaldata.
E questo lo faccio troppo raramente.
questa imagine, non l'ho scelta, mi è venuta fuori in questo momento (
non nell'aula studio, intendo proprio ora, qui sul letto della mia
camera, alle 23.15).
L'ho Sempre, o quasi, fatto troppo poco. Il passato è scritto, resta
inciso sulla pietra della vita, ma ogni volta che mi viene in mente
questa immagine non posso non temere che, questa pietra, si trasformi
in una lapide.
Trasformazioni...ciò che tmevo quando ero piccola.
E, questa lapide, avrebbe scritto " Qui giace il passato di Pandora", e
ogni istante trascorso già cesserebbe di chiamarsi Presente, andrebbe a
conficcarsi nella pietra, aggiungendo atomo ad atomo, secondo a
secondo. E tutti questi atomi, ingigantirebbero il passato, lo
renderebbero pesante, morto, un fantasma insomma.
Lo renderebbero Aion, senza spazio e senza tempo, e tutto ciò che a
queso aion non appartiene vi si scontrerebbe , polverizzandosi o ,
peggio, divenendo invsiblie.
Se non si dà una possibilità al presente, questo nascerà morto, verrà al mondo ( al Nostro Mondo Interiore) già passato.
Sarà un Presente che ha fatto il suo tempo, senza aver mai conosciuto ladimensione temporale.
Forse, invece, potrebbe essere che il Passato possa reincarnarsi nel
presente e, quindi, nel futuro: ciò farebbe in modo che la speranza non
sia solo qualcosa di racchiuso in fondo al cassetto più remoto del
nostro essere.
Forse, in fondo, si può sempre 'ricostituirsi': se il presente non
esiste, è perchè siamo noi a non dare la possibilitàche venga al mondo,
siamo noi a fuggire ogni evento reale , perchè siamo dietro al the
Wall, che nasconde a ciò che c'è fuori tutto il resto.
Non considero nulla un Errore, credo che tutto ciò che esista in un momento abbia ragione di essere quando E'.
Eppure, vivo in un sotterraneo timore di fare qualcosa che possa distruggere la mia fantasia in modo definitivo.
L'altro giorno ho pensato a qualcuno del mio passato, una persona che
ho definito (nel momento in cui la pensavo) 'un individuo privo di
fantasia. Niente creatività '.
E in mente mi è venuta l'immagine di due vasi comunicanti . Ci sono
questi due contenitori, uno vuoto, l'altro pieno...e , invece di
equilibrarsi, la fantasia si prosciugava anche in quello pieno.
Il principio dei vasi comunicanti, in questo caso, è divenut il pricicpio della sanguisuga.
Eppure, adesso, in questo momento fenomenico, in questa stanza , con questa luce, sono sola, e la mia fantasia la sento.
Eppure, ogni volta che mi trovo, non dico ad avere, ma anche ad
immaginare un altro vaso accanto al mio, ecco di nuovo l'immagine del
princicpio della sanguisuga.
Eppure, io, allo stesso tempo, non provo questo.
Io CREDO che, fantasticando, allora sia possibile Viversi, e non guardarsi dall'esterno, sentendosi illiberi, soli e incompresi.
Se è vero che siamo ( o ci sentiamoo?) incompresi, è pure altrettanto
vero che siamo anche noi a nascondere il nostro vero essere, siamo noi
a non dare ( e , di conseguenza, a non darci... perchè questo nostro
essere, potrebbe essere molto più interessante e ricco di quello che si
vede) alcuna possibilità.
Non diamo nessuna possibilità al beneficio del dubbio che ci siano
altri esseri umani che possano VEDERCI, nello stesso modo in cui si
Sente (feel) mentre si Ascolta una determinata musica in una
determinata realtà di un determinato momento.
E poi , magari, anche questi 'Altri' potrebbero vivere nella nostra drammatica e presuntuosa condizione....
Se una cosa vale per me, anche per l'altro può essere lo stesso, no?
Ma poi, questo 'vedere'... basterebbe anche un percepito, anche a
livello sottocutaneo, basterebbe che le persone ascoltassero le parti
sensoriali che non usano.
Io posso paragonare tutto questo solo alla musica, per tentare di spiegarmi meglio, al momento.
Se ascolto una musica la cui cui essenza si accosta a ME , allora ne
posso percepire la vibrazione, quella intrinseca, quella che riesce a
vivere solo se posso viverla io che l'acolto o la suono.
Ecco che non esiste solo l'udito, ma esiste il pensiero che segue sè
stesso, la pelle con le sue reazioni, le sensazioni sottocutanee, a
volte anche le lacrime.
Quello che vale per la musica, può valere per gli esseri umani? Se la
musica l'abbiamo inventata noi, non potrebbe essere che una parte, una
piccola parte della sua funzione,sie proprio questa? quella di far
incontrare quella dimensione della vita di chi l'ha scritta/suonata,
con quella di chi l'ascolta/ la suona a sua volta?
Non tutte le musiche risuonano in questo modo per tutti.
Io, se devo traslare questo pensiero sugli esseri umani, credo di
potermi solo limitare a dire che, come quando risuoniamo insieme ad
alcuni esemplari musicali,forse è possibile anch risuonare con altre
monadi o pseudomonadi umane.
Anzi... per non rendere questo contorto flusso di pensieri ancora più
contorto, presuntuoso ecc., mi chiedo: è possibile , persino, che altri
esseri umani possano risuonare con noi?
che oltre alla vista, alla parola, al tatto, possano avere quella
'sensibilità "musicale" ' di sentire la melodia e il ritmo della nostra
esistenza ? O, almeno , che ci sia la CURIOSITA' di conoscere il nostro
spartito, oltre che a limitarsi a spingere il tasto play ?
post scriptum: sono pensieri disordinati, ma li volevo scrivere. quindi
non perdete tempo a commentare 'che te sei fumata?' , perchè mi sono
fatta una sigaretta un'ora e mezza fa ... e ora me ne faccio un'altra!
Pandora
pps. se vi siete addormentati leggendo, è colpa mia che non i ho avvertito in nota di apertura di rimediarvi una coperta.. 5 novembre (scritto ieri sera , appena tornata a casa) scusate gli errori eventuali, ma è stato scritto in un flusso di pensieri, piu o meno.. stavo camminando sotto la pioggia, al rientro da tutto , alla fine di una giornata abbastanza vuota. L'unica cosa a non mancare, è stato un terrificante sonno che im ha accompagnata dalle 7 di mattina alle 21. Eppure, martedi sera avevo dormito.. Sta per scoccare il primo anno dall'inizio del mio 'viaggio', cosa che è suonata, durante l'anno passato, come unica nota veramente bella, positiva e costruttiva della mia vita. Per fortuna, settembre, stavolta, ha portato con sè il mantenimento di un certo senso di pace , devo ammettere che l'anno iniziato si denota molto piu sereno per me. Dopo l'abisso dei mesi scorsi , ora ammetto di alzarmi contenta la mattina. E di essere meno stanca in generale. Ho un po' di progetti. Non è di questo, però, di cui volevo parlare. Mentre camminavo, mi è venuta in mente mia madre ( per un'ironia della vita, il giorno di questo 'anniversario' va a coincidere con il suo compleanno, il 7 novembre) e , subito dopo, mi sono venuta in mente io. Io, lungo tutte le epoche della mia vita, che per fortuna non sono ancora molte. Oggi colgo l'occasione per lasciar parlare Barbara, piu che Pandora, un po' perchè sono protetta dal fatto che questo luogo non lo va a visitare nessuno, nell'epoca dell'immediatezza di facebook. Mi domando quanto, dello scoglio che mi lega, sia dovuto al modo in cui mi riflettevo nei suoi occhi. Io non ero una persona , ma un'estensione di lei, nella sua visione. Ma, si sa, quando si è piccoli, la visione che la mamma ha di te è il primo modo per avere tu stesso, una visione di come sei. E io come ero? niente di definito ! Eppure, ero tante di quelle cose.. mi ricordo di me stessa alle medie, al liceo, che sognavo i tempi del 1850, che passavo le ore a disegnare. Che sentivo con un disagio tremendo il fatto di non sentirmi 'vista' dagli altri. Questo, è qualcosa su cui posso migliorare ancora. Quando dico 'vista', intendo 'percepita , io, prioprio io come persona, con curiosità, con l'ammissione della possibilità che, oltre qualsiasi superficie si voglia mostrare, dentro c'è altro'. Ovviamente, non è detto che tutti gli altri debbano essere interessati a questo mondo interno della persona che hanno di fronte, anche se nella presunzione dell'adolescenza, ammettere questo costituiva una specie di infamia. Io li guardavo e mi chiedevo : perchè la mia amica si mette con quel ragazzo anche se non lo ama? glielo chiedevo, e lei mi rispondeva ' vabbè ma una persona la conosci, intanto, no? tu sei troppo presuntuosa!' e infatti era un po' vero , anche se la domanda che mi facevo continuo a farmela tuttora. pur avendo mutato certe prospettive, perchè compiere una selezione degli esseri umani che hai di fronte, senza nemmeno conoscerli, equivale a fare qualcosa di simile a quella che odiavo anche solo pensare che gli altri facessero con me. Mia madre non mi percepiva come ùbarbara, ma come la 'figlia di Carla'. Per lei, io dovevo salvaguardare tutto di me, della mia mente, dovevo amare le cose che lei amava, riuscire in quello cui non era riuscita lei, mi ha nascosto 2 cose che avrebbero reso la mia vita molto piu leggera ( grazie al cielo, non è mai troppo tardi), io ero una sorta di Ondina che, agli esseri umani, poteva solo avvicinarsi, ma mai entrarci davvero in contatto. Mi sento una grande a essere riuscita a nascere. Mi sento più piccola, invece, al pensiero che questa nascita è stata possibile solo grazie alla sua morte e a quello che è seguito. Oggi, però, penso anche che sia abbastanza facile dare la responsabilità di ciò che si è a qualcun altro a una madre, a un fidanzato, a un Das. Solo noi abbiamo la responsabilità della nostra felicità, solo noi possiamo cambiare, è soltanto da noi stessi che dipendiamo, nell'oggi. anche se certe cose, nel passato , ci hanno destabilizzato, immobilizzato, fatto regredire, resi infelici... è nell'oggi, che siamo qui, è nell'oggi che noi soffriamo e gioiamo e speriamo, è nell'oggi che costruiamo il domani, e lo facciamo da soli, perchè passando la vita in lacrime ci si ritrova solo con un mucchio di fazzoletti bagnati . Allo stesso modo , ora mi chiedo : se sentivo che nessuno potesse e volesse Vedermi, forse dipendeva( e dipende) anche da me. Oggi , a volte, mi chiedo davvero perchè la gente si ferma alla parte piu superficiale delle persone: forse, perchè gli esseri umani sono salvifici e pericolosissimi, potenzialmente. Per non mischiare troppi argomenti, mi limiterò a dire che, in effetti, nell'altro spesso puoi vedere piu cose di te stesso di quante non ne vorresti. dunque, senza accorgertene, non lo vedi. E, quandodico 'vedere' , intendo Vedere la Persona. O come la vogliate chiamare. Certo , avere a che fare con le persone è faticosos, perchè implica un farsi vedere a propria volta. Dicendo questo , mi sto ricordando due momenti che hanno inciso su di me. nel 1999, dopo la morte di mia madre, quando ruppi con la mia migliore amica dell'epoca, Y; Nel 2005, quando conobbi S. e nel 2007, quando mi 'non misi' con X. Di lei ho già parlato tanto . Forse, non vale nemmeno la pena parlarne ancora, perchè ( a parte quella di Roberto) fu la delusione di amicizia piu enorme della mia vita, mi condizionò per tantissimo tempo, mi lasciò sola proprio quando avevo il maggiore bisogno di non esserlo. Quando conobbi S, fu la mia svolta, perchè costituì il primo momento in cui mi accorsi che, in effetti, qualcuno che poteva essere interessato a me perchè ero io esisteva, non era cosa impossibile. c'era qualcuno che non si era fermato alla superficialità del mio modo di fare, c'era qualcuno DISPOSTA ( anche se non era proprio una cosa facile) ad accettare l'ipotesi che i miei silenzi non fossero mutismo , che non fossi una totale menefreghista, ma che, semplicemente, avevo troppo timore di entrare nella vita di qualcuno ( timore perchè avevo paura che la mia sarebbe stata invasa come un'onda anomala, e paura del potenziale distruttivo che ha l'entrare nelle vite degli altri. Anche se, se non si accetta la distruttività, non si può nemmeno avere l'opposto). Quello fu il primo caso ( non ce ne sono molti, non sto scrivendo la divinacommedia!) in cui mi sentii veramente vista in un rapporto a 2, in cui espressi le mie debolezze, in cui mi sentii anche disrutta, alla fine, quando dovetti scegliere tra me e lui, quando sentivo che dovevo scappare per tutto quello che accadeva e che non mi metto a dire perchè ci ho già scritto millemila post due anni e mezzo fa , che stanno tra l'altro qui sopra, quindi non mi rompete. se poi devo parlare di X. ah, anche su quella faccenda ho scritto un miliardo di post, per via indiretta ovviamente. Beh, lì le cose sono diverse. Lì non potevo essere vista da qualcuno che non vedeva la realtà , che tramutava le parole che dicevi nei suoi pensieri, e li ripeteva trasmutate in tale maniera. +però, devo ammettere che fu un rapporto così intenso, in cui 2 anime si incontrarono , pur se con tutte le complicazioni della vita mentale (sua!!) , fu anche un rapporto scelto per espiazione, da parte mia, almeno adesso credo . ùricordo di come volessi solo far stare bene una persona, di quanto fosse l'unica cosa che desiderassi, e di quanto ciò non fosse percepito , non fosse nemmeno concepibile, da parte sua, il pensiero che ci fosse unan persona di sesso femminile che non lo volesse fregare. Anche lì , alla fine ho dovuto scegliere tra me e lui. La cosa con cui vogli oconcludere questo post è il ricordo della sensazione successiva. sono stata sempre una persona molto introversa, ma dopo quella faccenda mi sentii anche svuotata, iniziai a temere ancora di piu gli esseri umani che mi si avvicinavano, sentivo come se avessi perso la parte migliore di me, e fossi rimasta solo con un enorme senso di vuoto, irrequietezza, impossibilità di comunicare. Adesso sono passati 2 anni e ne parlo senza usare metafore o racconti , perchè per fortuna sono cambiata dentro io . E, per fortuna, da un anno ho iniziato a DIRE tutto questo ad alta voce, e non solo scrivendo innumerevoli pagine con i miei vissuti. Quidni, era tanto per rimanere nel tema del post precedente... BARBARA
3 novembre Esistono certe opere che non sono musica. Sono Noi.
Ciò di cui parlo è uno di quegli aliti di emozioni, tangibili quasi,
che ci vengono in aiuto a ricordarci di essere Vivi , quando ci
troviamo sfatti sul letto , quando arriviamo a pensare di non essere
più scongelabili mentre ci sentiamo insensibili, paralizzati , isolati
da tutto, forse per ripararci dal dolore o dal ricordo di dolore.
Insomma, quando siamo ‘In attesa dei vermi’,oserei dire, perché come ha
detto qualcuno prima di me , l’isolamento porta alla decomposizione,
quindi alla morte..(scusate ma non mi ricordo chi lo abbia scritto!)
A volte, l’unica via d’uscita che sembra rimanerci è quella di restare chiusi in noi stessi , nel nostro muro .
Poichè siamo esseri enantiodromici, ci è permesso dire che ‘dobbiamo chiuderci, per trovare una via d’uscita’ .
E anche di divenire ‘confortably numb’, per far esplodere, poi, le nostre urla di sensibilità al minimo battito d’ali.
Riconoscere il dolore che proviamo è , a mio parere, l’unica via per
poter gioire e trovare piacere. Non possiamo ottenere piacere
contrapposto a indifferenza. E non possiamo farlo nemmeno perpetrando
la nostra esistenza in un Falso Sé che rumoreggia a tal punto da non
sentire altro che l’eco di ciò che siamo portati a dover essere, per
essere visti dal mondo.
E’ vero, noi non siamo rock star. Ma abbiamo bisogno tutti di essere
riconosciuti ( senza contare l’importante fattore della
immedesimazione). Non abbiamo chi ci droga, quando esausti, per
proseguire forzatamente un cammino in cui iniziamo a non rispecchiarci.
Ma siamo la fonte delle aspettative di qualcuno ( di una madre, per
esempio? Del ricordo di un genitore? O quantomeno , di noi stessi e
degli ideali – ma quanto, poi, questi ideali sono davvero nostri?- ) .
Ma torniamo al muro.
Questo muro è un complesso che filtra tutto, dove i vetri non esistono,
ci sono probabilmente solo specchi rifrangenti un’immagine in cui non
ci riconosciamo . La si vede, ma non la si coglie ( come si riesce a
vedere dellle labbra muoversi, ma non a udire le parole che ne escono).
E perché, potremmo chiederci ?
(Retoricamente… ) perché non siamo noi ! E’ solo ciò che siamo stati
costretti a dover essere, per venir riconosciuti come qualcuno di più o
meno vivo !
Tutto è un percorso che va per stadi . Inizia con sensazioni delle
quali ignoriamo l’esistenza. E poiché sono dell’idea che Pink potremmo
essere Noi , parlerò di lui.
Per Pink, l’abbraccio di una donna è probabilmente, in questo stadio
inconsapevole, un risucchio fisico in un altro corpo, in un’altra
mente, un qualcosa che non gli permette di respirare né di riconoscere
la fonte da cui proviene come una persona.
(Pensate al continuum : “mother”- donna - fiore che mangia l’altro fiore).
Pink non vede la donna che ha di fronte. Fa equivalere donna a madre, e
‘madre’ a ‘coperchio sottovuoto’ ( perdonatemi questa caduta di stile,
ma l’analogia mi sembrava calzante…).
Non posso certo, in questa sede, continuare a parlare della mamma di
Pink , perché renderebbe un post già non semplice da comunicare senza
riferimenti personali, un ammasso di pagine. Tornerò al muro e
all’omino urlante in attesa di giudizio che ne vuole uscire.
C’è forse bisogno di essere una rockstar per finire dentro un muro?
‘The Wall’ è , sì, un’opera autobiografica, ma curata nei dettagli al
punto da renderla un’allegoria di Vita. Indipendentemente dal
protagonista.
Rischiamo costantemente un rumoroso isolamento.
L’isolamento in cui precipitiamo, finisce col farci perdere la capacità
di rapportarci agli altri , soffrendo di una progressiva
disumanizzazione , arrivando a non sentire più dolore perché la soglia
si è alzata a tal punto che, se una ferita ( e non solo fisica) grida,
chiudiamo ( involontariamente, ormai) le orecchie. E trasformiamo
l’amore in paura , l’odio in indifferenza.
Ovvero, trasformiamo la Vita in morte. E isolandoci ci decomponiamo:
perse le speranze di rialzarci, ci limitiamo ad ‘aspettare i vermi’ .
Il muro è una tragedia personale, è l’ultimo urlo di chi ha perso
parole, emozioni , voglia di affacciarsi e vedere il mondo fuori .
Peggio: in un primo stadio, non si tratta di ‘voglia’: si è addirittura
inconsapevoli della esistenza di un possibile mondo da creare .
Se ci pensate, Pink ( fintanto che rimane nel muro) non crea il proprio mondo : è semplicemente CREATO DAL MONDO.
E’ una creatura che non appartiene a sé stessa ( Nietzsche direbbe che
è un Cammello, forse). Passa dalla madre, a una moglie, al ‘rock’ (
inteso come mondo-del-rock, con annessi e connessi) , che lo plasmano ,
lo riempiono di dipendenza ( dalla figura materna, dalla droga, dal
successo, dal meccanicismo stesso) impedendogli di riempirsi di sé .
Il Falso ha predominato sul Vero.
Ma il Vero non può morire, perché è l’antitesi stessa della decomposizione e della morte.
Può essere sotto il cemento , sotto la paura che impedisce di muovere un solo passo di propria iniziativa, ma c’è.
E chiudere questa autentica essenza, fatta di Anima e Ombra, è l’unica
via di fuga . Si tratta di accettare di ‘morire’ temporaneamente per
poter vivere.
Chiudersi nel muro non è una scelta. O, almeno, non una scelta consapevole.
Il percorso che il nostro antieroe ( eh sì, perché in fondo Pink è una
persona assolutamente comune , se vista in senso lato) è quello di
riuscire a vivere il dolore, riconoscendolo accettandolo per poter
vivere davvero . Forse , Pink ha bisogno di non piangere da solo?
Questa è ovviamente una mia personalissima posizione , ma ( e vi parlo
di sensazioni) in una considerazione ad ampio respiro , uscire dal muro
è porsi in una condizione di AMOR FATI.
Mi chiedo spesso se Roger Waters amasse Nietzsche.
Alla fine della storia narrata, Pink ‘ si umilia’ davanti a tutti. Il
grande Verme dice: ‘ hai mostrato sentimenti umani, quindi devi essere
punito’ . Appaiono il Maestro e la Madre , che spiegano come avessero
tentato di educarlo di reprimerlo per renderlo pura anima ( a loro
parere).
Se avete letto ‘delle tre metamorfosi’ vi ricorderete del cammello, del leone e del fanciullo.
Ecco: (è forzatissima, lo so !) Pink è passato dall’essere un cammello
all’essere un Leone ( ‘ lo spirito del Leone dice: <<io
voglio>> . <<tu devi>> gli sbarra il cammino, un
rettile dalle squame scintillanti come l’oro, e ogni squama splende a
letter d’oro “TU DEVI!”’) : e il Leone si crea, con molte metamorfosi e
molta sofferenza , l’oppporutnità di crearsi una libertà per per una
nuova creazione.
E infine, dopo l’uscita definitiva, si apre la speranza per la strada
che lo porterà a essere un Fanciullo: ‘un nuovo inizio, un nuovo gioco,
una ruota rotante da sola, un primo moto, un sacro 'dire di sì'.
Io credo che ‘the wall’ sia la storia di una creazione.
Dell’uscita dell’uomo dall’oblio, per Crearsi propriamente come essere
umano . Per creare la propria luce e la propria ombra, è il cammino
verso il riuscire a dire realmente di sì alla vita , vedendone i dolori
per accettarli e farcene trasformare.
Riuscendo a udire i rumori per sentire la musica.
Divenendo, realmente, un Fanciullo chiudendo in una scatola il bambino.
Ma mi sto accorgendo di rischiare di uscire fuori tema … e di forzare un po’ troppo argomenti …direi ….alquanto vasti
Pandora
P.S. : VI PREPARO AL SEGUITO , CHE NO NSO QUANDO SCRIVERò:
Quello che vi scrivo di seguito non è uno stralcio dei Pink Floyd.
E’ di Ingmar Bergman. Regista svedese che filma la Vita.
In questo film, ‘Persona’ , ha filmato la vita di una donna chiusa nel
proprio muro dagli occhi di chi, di tale muro , non ne sapeva nulla.
tu insegui un sogno disperato: questo è il tuo tormento. Essere, non 'sembrare di Essere'.
Essere, in ogni istante, cosciente di te, e vigile. E nello stesso
tempo ti rendi conto dell'abisso che separa ciò che sei per gli altri
da ciò che sei per te stessa. Provoca quasi un senso di vertigine, il
timore di vedersi scoperta, vero?
Di vedersi messa a nudo, smascherata, riportata ai suoi giusti limiti.
Poichè ogni parola è menzogna, ogni gesto falsità, ogni sorriso una smorfia: qual è il ruolo più difficile? (..)
Meglio rifugiarsi nell'immobilità, nel mutismo: si evita di dover
mentire. Oppure mettersi al riparo dalla Vita, così non c'è bisogno di
recitare, di fare gesti voluti..non ti pare?
Ma non basta celarsi. Perchè, vedi, la Vita si manifesta in mille modi diversi. E non è possibile non reagire. 21 septembre Cos'è per me Beethoven.. Diciamo che è l'essenza umana, nel suo pathos, nell'amor fati malgrado tutto, del cadere e risollevarsi avendo davanti a sè un motivo. E' l'antitesi di Mozart. In tutto. Mozart riempie il silenzio con tante note. Beethoven fa parlare il silenzio dell'animo quando ha perso le parole. Crea un suono che vibra. Che viene ascoltato indipendentemente dalle orecchie. Nella musica di Ludwig c'è la Vita stessa. Mozart sarà un genio. Beethoven è prima di tutto un essere umano. Che mediante la sua arte fa parlare in eterno la propria vita, le emozioni di un momento sono bloccate in un attimo immortale. Beethoven è per me l'uomo delle emozioni. L'uomo che non ha mai smesso di avere il coraggio di amare. L'uomo non riconosciuto nella propria umanità, il cui dolore è grande quanto la possibilità immensa del suo sentimento. Tutto ritrovabile nelle sue composizioni. Quella sonata che tutti conoscete come 'chiaro di luna' (opera 27 n°2), da lui definita ' sonata quasi una fantasia', in cui non c'è riposo tra tempo e tempo, in cui è incommensurabile la potenza emotiva: 'è il profondo dolore di un alto spirito espresso con linguaggio musicale'. E' il mio pezzo preferito. Che riesco a suonare davvero solo in certi stati dell'animo. Scuderi, un critico, ha scritto:" l'esecuzione di questo primo tempo, tecnicamente facile, è rare volte perfetta. E' necessaria una preparazione spirituale ed una sensibilità artistica non comune negli innmerevoli esecutori di questa sonata.(..)è un canto d'ispirazione sublime." La sonata è un ossimoro di per sè. Il primo tempo, adagio, come a soffermarsi sulla contemplazione di qualcosa di cui non si può parlare, su cui è inutile ogni ragionamento ( e da qui, mi viene da dire, ne consegue l'incredibile facilità tecnica cui si contrappone la difficoltà esecutiva, che deve necessariamente provenire da un moto d'animo); in opposizione al terzo: un impeto di note che si susseguono a una velocità ( il 'presto agitato') impressionante. Note facili in una conposizione difficilissima, quale è l'amore nella sua unione con la realtà. La semplicità dello spirituale opposta alla durezza dell'impatto con il reale. Impatto che Beethoven sentiva molto, probabilmente : pieno di sentimenti incommensurabili che non potevano essere ripropoposti nella limitatezza dei dati di fatto. Nella limitatezza imposta da un handicap che di fatto lo isolava, per il quale urlava: " scrivetemi! Io sono sordo!" Sempre Scuderi, scrive: " Per l'impetuosità espressiva fa pensare- in contrapposto al primo tempo 2chiaro di luna"- ad una tempesta: la tempesta dello spirito in cui si agita la lotta per la conquista d'una più grande idealità che sfugge ed è, forse, inconseguibile; in cui v'è dolore, desiderio, disperazione, e, alla fine, un non so che di sfrenato che grida una sua gioia sia pur dolorosa." Tutto questo moto per una donna: Giulitta Guicciardi. Donna per cui attraversò una profonda crisi, per la quale aveva creduto di soccombere, di dover abbandonare la musica. Fino all'inaspettato e non ricercato incontro con Teresa von Brunswick. Colei che, con tutta probabilità, è la famosa "immortale amata". Con Teresa, il cuore di Beethoven risorge dalle ceneri. Di lei ci rimane un ritratto inviato al Maestro, con scritto: " al raro genio, al grande artista, all'uomo buono". Da questo amore, l'artista tirò fuori alcuni dei suoi pezzi più forti, come l' APPASSIONATA. Vibra, insite, cede, crolla, riprende, si smarrisce, irruisce nel pathos più totale. Per questa sonata, sono abolite le normali regole delle sonatte. Esempio lampante, per la prima volta è soppresso il ritornello del primo tempo. E' un pezzo che evolve dalle regole prestabilite,sviluppandosi nella completa irruenza dell'animo, slegata dal rapporto con la barriera del reale che invece si percepisce nel chiaro di luna. 6 septembre
sto qui con una tazza gigante in mano, ogni tanto mi affaccio al balcone e vedo tutti che camminano e penso: la claustrofobia per strada..
sarà un'altra di quelle giornate passate a pensare, studiare, scrivere??
Un altro di quei giorni in cui c'è il sole nel cielo, probabilmente una delle ultime occasioni della stagione, e io me ne sto qui?.
Mi è appena tornato in mente di come facessi così da piccola: 'c'è il sole, andiamo in villa'
'no'
'ma è una bella giornata, dai che ti compro il gelato!'
'no'
e dentro di me pensavo: "si se vado alla villa mi diverto. ci vorrei andare. Ma no , non ci voglio andare"
e così?
Ero soddisfatta forse?
Non ricordo la sensazione di soddisfazione. Perchè se da una parte avevo deciso io di non uscire dall'altra ero triste del rimanere a casa ma anche contenta di non uscire ed essere triste di restare a casa.
Sì, è proprio come pensate : ero matta anche da piccola.
E la sapete una cosa?
Nei , diciamo, 20 anni successivi (anno più anno meno) le cose ....non sono affatto cambiate!
Magari non si trattava della villa.. ma il ragionamento è sempre lo stesso.
Ma che ragionamento.
Non è un ragionamento.
Quando ho formulato tutto cio'?
Al liceo, mentre studiavo Michelangelo, che aveva per un anno dormito con gli stivali ai piedi a mo' di "eventuale redenzione da qualcosa" , e soffriva tremendamente di non toglierseli mai, perchè provava un forte dolore.. ma era anche entusiasta della capacità che dimostrava nel dormire con le scarpe per 365 giorni.
Quando stavo male ho fatto anche io qualcosa del genere.
La mia natura in quel periodo era esacerbata.
Ora che ci penso, l'ho fatto per un anno anche con una catenina. Che mi aveva creato anche una irritazione, ma non la toglievo. Perchè poi?
Mah, aveva un senso all'epoca.
Ora non più.
Ma questo stile di pensiero è connaturato in me, non posso eliminarlo...posso pero' controllando.
capire quando mi sopraffae.
E' un po' come quando , uscita dai miei anni oscuri di anoressia, avevo finalmente concepito cosa significasse "guarire" : non che sparisse tutto, non che non provassi più certe tendenze restrittive ( e non solo sul cibo) , non che non sentissi più il mio atavico dolore, ma che riuscissi a capire quando arrivava e sapere come trattarmi.
Non si guarisce mai.
Ci si impara a volersi un po' di bene, pero'.
Se passo un periodo depressivo , il che non capita di rado, ora non sono più succube delle mie tendenze ascetiche ( anche se ci sono ancora di base) , riesco a ... sentirmi.
Un bel passo avanti.
Anche se è un'amarezza capire che la ricetta per la felicità non esiste.
Siamo felici in un momento, o in un periodo ( sempre breve rapportato alla vita), molto spesso, ma lo deduciamo dal fatto che il ricordo di un'epoca felice ci genera nostalgia.
Il ricordo del dolore ci genera dolore.
Il ricordo di una felicità passata ci genera nostalgia, senso di pesantezza verso il presente.
Non siamo dunque fatti per essere felici. Vi scongiuro, fatemi cambiare idea!!
Sono pronta a rinnegare tutto quello che sto scrivendo in un attimo, se mi deste l'opportunità, l'indizio per farlo.
Voglio crederci con tutte le mie forze, ma non posso se non ho un input.
QUANTO REALMENTE CAPTIAMO LE SENSAZIONI DEI MOMENTI FACENDOLE NOSTRE?
QUANTO RIUSCIAMO A FAR USCIRE UN MOMENTO DAL MOMENTO STESSO?
Io mi dico sempre : bè, almeno in quel momento del mio passato sono stata felice.
Ma è l'illusione di un attimo.
Riesco a non illudermi di nulla al punto di rovinarmi la vita, ma su questo non ci riesco.
Non ce la faccio a non illudermi per quella frazione di secondo.
Se sono contenta penso sempre che dopo soffrirò. E , badate, non è che mi generi arresti di vita, me ne sono fatta una ragione perchè devo anche riconoscere che i momenti me li vivo, che durino un momento un giorno una settimana o un mese , o un anno e così via.
E ammetto che trovo del tutto naturale l'intrpretazione della vita come un'onda. Che se c'è sofferenza c'è necessariamente anche contentezza.
Ma la cosa che mi turba non è questa.
E' la constatazione che, man mano che passa il tempo e il tutto diviene un ricordo, se esso è negativo si rialzano in noi sensazioni dolorose; se è positivo, nostalgia, quindi amarezza , in un certo senso.
Perchè non risale mai la gioia?
SIAMO CAMMELLI DEL DOLORE? il dolore torna sempre su, la gioia no.
DANNAZIONE PERCHE'? PERCHE'??????????????????????????????????????????????????????????????????
Sono così triste di stare diventando più cinica disillusa e fredda , nel comportamento, di Gregory House.
Più noto tutto questo, più sento che il calore va centellinato, nel trapelarlo, che il cinismo è una condizione necessaria per sopravvivere, anche se dentro non sei cinico.
Vi rinnovo la mia preghiera: fatemi cambiare idea, scrivete qualunque cosa vi venga in mente, datemi modo di CREDERE, o almeno di SAPERE che per qualcuno di voi non è così.
Che qualcuno di voi possa dire " sì io sono felice. E non c'entra nulla col dolore"
Siamo creature piccole. Non possiamo vivere nella stasi perchè non è nella nostra natura.
L'eterna gioia e l'eterno dolore sono stasi.
Dobbiamo vivere di entrambi, e questo da un lato è bello perchè 'l'amaro puo' rendere ancor più dolce il dolce' , ma dall'altro non abbiamo molti aiuti dal nostro essere per avere questo concetto fermo nella mente.
E poi abbiamo questa caratteristica di progettazione: dal passato risale il dolore ma non la contentezza.
Già, ma perchè essere contenti nel presente se una gioia è finita?
Pero' dovrebbe essere automatico anche il fatto opposto, no? Perchè sentire dolore nel presente se questo è una cosa passata? Che dramma. Perchè non sto in giro a cazzeggiare invece di scrivere sta roba? Ah già, perchè ho una tesi da progettare... 3 septembre
mi do' fino alle 13 per riposarmi .
Lasciandomi andare a riflessioni condivisibili con l'etere, anche se ora, nel 2009, potrei benissimo scrivere di aver incontrato un unicorno in caffarella, dal momento che il window live space non se lo legge più nessuno . Nutro seri dubbi, in ogni caso , che ci siano ancora individui ( almeno tra i contatti che ho mantenuto) che clikkino con il mouse su queste pagine.
Quei tempi sono finiti .. due annetti fa.
Io continuo a scrivere per me stessa, a penna ( sì, sono molto all'antica), ma ultimamente ho di nuvo voglia di lanciare messaggi al mondo, qui sopra almeno.
è il 3 settembre, questa pausa lunghissima è stata molto rinfrancante per il mio spirito , anche se negli ultimi due giorni ho vissuto esperienze interiori da peyote, senza averne assunta quantità alcuna.
forse, finalmente sto riuscendo a far dialogare un pochino Barbara e Pandora?
Ciò di cui volevo parlare ora, però, sono le cose che mi aspettano nel futuro prossimo.
Martedì 8 settembre, finalmente, potrò rivedere il signor M.C., che sarà lieto di sapere ciò che è successo ieri nella mia testa. Non vedo l'ora di entrare di nuovo in quel luogo, mentalmente gli butterò le braccia al collo .
quest'anno trascorso, ho raggiunto ciò che mi aspettavo , da un'esperienza del genere.
Io sapevo, dentro di me, che questo cammino avrei dovuto percorrerlo con una persona di sesso maschile, e non mi sbagliavo perchè, dal 7 novembre 2008, nell'interazione con M.C. ho trovato finalmente un uomo nel rapporto con il quale potermi aprire, in cui poter nutrire fiducia, cui poter parlare in modo sereno. Non avrei raggiunto questo , se ad accompagnarmi fosse stata una donna.
Era troppo tempo che non potevo avere fiducia in un maschio. Intendo, quella fiducia che si crea in una interazione che si approfondisce. Certo , questa non è che sia proprio la cosa piu naturale del mondo , dato che sono io a fare tutto ciò , ma a me serviva anche questo , serviva il trovarmi a partire da zero e a credere veramente di poter esprimere me stessa, il mio mondo interno , tutte quelle cose che sono dentro di me e che, se lì rimanessero per sempre, morirebbero inevitabilmente.
Il destino degli esseri umani che non provano nemeno è quello della morte, perchè si è morti davvero solo quando nessuno pensa a noi. E con 'noi' intendo NOI NEL NOSTRO MONDO,NOI COME NOSTRO MONDO , come mondo che può dare qualcosa ad altri mondi e, di quegli altri mondi, nutrirsi.
Quindi , M.C. è stata (ed è) una nota colorata e positiva nella mia vita, anche quando , quest'anno , ero nella crisi più nera, quel tocco di colore, quello scoglio, restava. Ed il bello è che io posso vederlo come tale per merito MIO, non suo.. per merito nostro , perchè io gli ho dato me stessa, anche quando ero disordinata, e lui mi ha accolta, non mi ha giudicata, non ha fatto tutto quello che capita, invece, nella normalità .
Sì, su questo ci devo lavorare ancora parecchio , ma almeno come trampolino di prova non mi lamento affatto .
Mi sono un po' ricordata quello che posso essere, quello che sono stata, tutto quello che dipende da me .
E' troppo facile dare la responsabilità agli altri , la responsabilità di ciò che non ci piace, di ciò che manca, di ciò che c’è di troppo.
Se nel mondo ci siamo , lo influenziamo con il nostro solo esistere e respirare.
L’8 settembre, quindi , ha un colore di speranza ( verde, se non sbaglio).
Il 10 settembre , inizierò il tirocinio .
Solo 2 giorni a settimana, il lunedi mattina e il giovedi pomeriggio .
Sostanzialmente, quest’anno avrò una vita (finalmente) un po’ piu libera.
Ecco , il tirocinio mi spaventa un po’, non perché sia un impegno di lavoro ( gratuito), ma perché starò dall’altra parte in un luogo che un tempo ho conosciuto molto bene, dove approdai i primi tempi dopo la mia ‘scampata’ morte ( interiore e fisica).
E’ il luogo dove, per la prima volta, parlai davvero di Noi, ovvero di me e mia madre.
E’ il luogo che mi ha visto rinascere . E ora, vedò tante persone che stanno in condizioni simili a quelle che avevo io in quel tempo.
E capisco perché voglio fare quello che voglio fare. L’idea di poter “essere con” un’altra persona, la consapevolezza che questa aprirà il suo mondo a me, e con ciò mi farà il dono piu grande che un essere umano può fare a un altro. La fiducia.
Io credo fermamente che non sia lo psicoanalista a fare qualcosa per guarire qualcuno . diciamo che è un accompagnatore. Un mezzo che ti restituisce in modo ordinato ciò che hai dentro nel caos.
Innanzitutto, ‘guarire’ non esiste: perché esistono ‘realtà’, alcune ci fanno stare male ma siamo troppo disordinati dentro per vedere la via di fare spazio. E poi ci sono tante sfumature, delle quali non è proprio il caso di parlare in questa sede.
In ogni caso . mi perdo sempre quando scrivo, sono troppo poco abituata a immaginare che qualcuno ascolti o legga !
Il 10 settembre inizierò questo impegno , che durerà fino al 15 marzo circa, 2 giorni a settimana, e spero che vada tutto bene.
In un certo senso , mi metterò parzialmente di fronte al mio passato, dall’altra parte.
Ora, è meglio che mi metta dalla parte della scrivania adibita allo studio. Almeno per un po’.
Anche se non ho proprio voglia..
2 septembre è incredibile. Sono tornata a casa apposta per iniziare a scrivere.
non mi succedeva dal 2007... che sia mai possibile che un pezzo del mio ghiaccio si sia sciolto?
che ( anche se so che le due cose non derivano l'una dall'altra) sia, quantomeno, divenuto neve?
stiamo parlando di un pezzetto piccolissimo, intendiamoci.
Ma sarà la fine delle vacanze, il rientro qui, l'avere di fronte la mia vita romana ancora una volta; oppure sarà il fatto che stavo troppo stranita anche per allenarmi ... sarà che quei 40 minuti in palestra mi hanno fatto elaborare protopensieri in pensieri.. sarà una o ciascuna di queste cose, ma oggi mi sono vista e sentita un essere umano nei suoi lati deboli, per la prima volta dopo 2 anni e mezzo.
Nei quali non riuscivo a sentire niente di quello che oggi mi ha invaso, che non so nemmeno cosa sia perchè non ci sono abtuata. Che mi ha fatto sentire totalmente pazza quando, invece, è un barlume di sanità psichica.
Non vedo l'ora sia martedì prossimo per raccontarla, uesta cosa, per capirla.
Non so perchè, non so cosa sia successo, non so niente eccetto il fatto che ho avuto una reazione da essere umano .
Ho passato quasi 2 giorni con la voglia di mandare a quel paese qualcosa di non definito , ho passato ore e ore con una sorta di miscela di rabbia frustrazione e malinconia, senza sapere per cosa, esattamente ( perchè queste sensazioni non sono direttamente e solo legate a un singolo fenomeno).
So, però, che dal 2007, anzi dall'aprile del 2007, non mi era mai piu successo qualcosa del genere .
E la mia impotenza di fronte a questa freddezza mi turbava, ma non c'era modo che si sciogliesse.
Intendiamoci, un po' è anche la sindrome premestruale che mi ha resa più vulnerabile, ma non è l'unica cosa. Non so nemmeno come stia scrivendo , sicuramente da cani, ma non importa.
Ero in palestra, tentando invano di allenarmi .
Sola, nella sala pesi , ho iniziato a sentirmi davvero ..sola, in senso atavico , ma questo lo sapevo già, e non è ciò che mi ha turbata.
Ora di certo il imo umore non è alle stelle, ma sono anche curiosa.
Per la prima volta dopo tanto tempo mi sento in contatto con me stessa, con i miei pensieri più tristi ai quali posso, forse, finalente iniziare a dare una forma.
Seguiterò a scrivere stasera, probabilmente. Ora devo proprio riposarmi, il mio cervello esplode.
Sono le 7.33 del mattino. Stavolta non andrò a correre, perché oggi pomeriggio ho intenzione di tornare in palestra un’oretta e mezza.
Sono le 7.33 del 2 settembre, tutto tace, tranne la mia testa. Quella fa sempre tanto, troppo rumore.
Ennesima notte da 3 ore di sonno, e stavolta è stata tragica perché il fatto è stato causato dal computer.
Ho questa (pessima) abitudine di addormentarmi con il mouse del pc sul letto, affianco a me e a 7-8 cuscini intorno e sopra me. Il mio corpo finisce sempre con il muovere suddetto mouse, il quale , in tal modo, fa sì che lo schermo del pc si riaccenda e che la sua luce colpisca i miei occhi chiusi . Determinandone l’apertura.
Ora, tutto questo accade con due corollari: msn dimenticato acceso ( con tutti i relativi rumori) e la testa, il cui interruttore si è rotto (tanto tempo fa), o forse non c’è mai stato.
Dentro di me, ho sempre creduto che le persone troppo pensanti vivessero alla gran luna in modo peggiore del resto della gente. Non scambierei mai la pesantezza dei miei pensieri con una mente peso piuma, certo è che a volte vorrei sapere se c’è un modo ( uno qualsiasi che non sia alterare lo stato di coscienza con una sostanza) per quietare i rumori .
Ammettiamolo, però. L’esser dotati di una mente allenata a fare ciò per cui è nata, anche distorcendo la cosa nel ‘troppo’, ci rende unici ( e soli), ci impedisce di annoiarci, ci dà vita… anche se, dall’altra parte, ci costruisce una confortably cave, una caverna confortabile, troppo confortabile, forse troppo invisibile .
A volte, l’animo delle persone urla come se ci fosse una versione eterea e in miniatura di noi , al nostro interno, una sorta di immagine similare a quella dei cartoni animati , quando un angioletto e un diavoletto si posano sulla spalla del protagonista e gli dicono ciò che pensano.Io non parlo in termini di angeli e diavoli, ovviamente, ma a volte è buffo quanto sia archetipicamente potente l’immagine di sé stessi dentro la propria testa.
Il punto è che, in tutta onestà, forse (quasi) ognuno di noi potrebbe ammettere che la propria vita è tutta intessuti di sforzi incessanti, volti al mantenimento di un equilibrio tra la volontà interna e le richieste dettate da quella esterna. Volti a cercare uno stile artistico che possa sortire l’effetto di comunione tra un noi stessi dipinto con i colori di tutto ciò che appartiene al nostro mondo interno, e una versione della stessa cosa creata dalle percezioni che ogni occhio della realtà esterna , di noi, si crea.
Spesso mi sento come un quadro di Monet. Le opere impressioniste hanno questa caratteristica di dover essere sapute guardare, altrimenti potrebbero risultare un ammasso di colori, puntini, trattini messi armonicamente in confusione ( che ossimoro!).
A Dublino, ho passato un po’ di tempo davanti a un quadro così, ero a circa tre metri e lo vedevo, c’era questo cavaliere che cantava. Ci ho passato 7 minuti circa, perché c’era tanta gente che mi passava davanti e si fermava ( non immaginando o fregandosene che qualcuno potesse star effettuando la medesima azione da lontano). Amators! Ovvero: “dilettanti”!
Sarebbe bello poter dire questo di tutta l’umanità che fa la stessa cosa, con gli esseri umani . Li percepisce come una accozzaglia di cose da fare, fatte, tratti caratteristici , senza né percepire l’unione armonica tra ogni singola caratteristica da cui è composta ( e ‘unione armonica’ vale anche nel caos, perché noi umani possiamo permetterci tutti gli ossimori che vogliamo. A seconda delle parole che, di volta in volta, possono descriverci , siamo noi stessi degli ossimori, potendo essere fatti-descritti-percepiti- con due parole di significato totalmente opposto tra loro.
Ovviamente è il caso che io dia un termine a questo post ORA, perché altrimenti mi dilungherei tropo e farei tanto rumore. Troppo. Forse a Pandora non gliene importa, ma Barbara vuole riposare ancora un po’. Sempre a proposito di simbolizzazioni scisse di noi stessi… 1 septembre
Inizia un nuovo anno.
Sono un po' di giorni che penso a cosa vorrei da una nuova pagina. Anche se, in fondo , dire che un nuovo anno ha inizio è solo una formalità.
Bisognerebbe che ci sia un inizio anche in noi stessi.
Cosa vorrei ..
è così facile eppure estremamente difficile da esprimere.
Vorrei avere meno paura della vita.
Vorrei che le cose prendessero ad andare bene.
Vorrei sentirmi bene e non temerlo.
Vorrei non sentirmi inadeguata. Vorrei non avere un tappo interno.
Vorrei una finestra nel mio mro da cui affacciarmi di tanto in tanto.
Vorrei tutte cose che almeno in parte dipendono da me.
Nell'immediato, vorrei riuscire a scrivere la tesi senza l'enorme senso di pensantezza che ho ogni volta che apro un libro.
Vorrei non avere tutta la mia pesantezza interiore.
Cosa salvo di quello che è appena finito? A parte due mesi compessivi e qualche giornata sparsa qua e là, o momenti eterei.
Pieno di fallimenti(?)
Un anno occupato dall'attiva costruzione di un triste e protettivo muro.
E' stato , nel complesso , uno degli anni più brutti della mia vita.
Preceduto solo dal 1999.(E sono passati ben 10 anni, stavolta. E io non so ancora cosa celebrare) Quello fu il peggiore in assoluto. Ah, no , il 2006 neppure, scherzava. Questo scritto è ripreso da lì.
Vorrei con tutta l'anima che questo che è iniziato vada meglio.
Vorrei un qualcosa di positivo a dirmi che c'è speranza. Qualsiasi cosa, anche un piccione viaggiatore...
But it's no good living on a prayer, maybe.
questa volta, però, cercherò di metterlo in pratica. Cercherò di conservare il io clima interiore acquisito durante quest'ultimo periodo. E lo difenderò con gli artigli. 3 août Daisy, Daisy, give me you answer true. I'm half-crazy all for the love of you. It won't be a stylish marriage, I can't afford a carriage; But you'll look sweet Upon the seat Of a bicycle built for two. ..................................Patrick, Patrick ,here is your answer true; I'm not crazy over the likes of you. If you can't afford a carriage, Forget about the marriage; 'Cause I won't be jammed, I won't be crammed On a bicycle built for two16 juillet 2 anni esatti.. . . . . . . . .. . . .. . . . .. . .. . . .. . ............................365giorniX2 spero tanto tanto tanto che questo agosto sarà bello come quello del 2007 . Dato che il 2009 è stato pesante più deò 2007 ... ora, con un bel 30 , ho chiuso l'anno esamistico, anche se gli esami più difficili sono sempre quelli di un altro tipo ...
piccola annotazione . Sto notando che non capisco bene se il fatto di sentirmi dire ' io ti conosco, Pandora ' ( e questo non implica conoscere Barbara, perchè bisognerebbe trovare il doppio fondo del vaso!!) mi faccia ridere oppure mi getti nella disperazione . Beh, farò meglio a ricordarmi di questo pensiero ..
9 juillet ridendo e scherzando stanno passando 2 anni dalla prima mia conquista ufficiale . Io la considero un po' una 'conquista di Pirro' .
Credo che , nella vita, ce ne siano di molte più importanti .
10 anni, come 2 , sono una vita e un attimo. Ogni lasso di quella grande stupidaggine che chiamiamo Tempo, giusto per orientarci in qualcosa di inconoscibile, è una illusione.
C'è quella di averne ancora, c'è quella che tutto scorre, tranne te, che sei il protagonista e quindi sarai sempre come in quel momento... e mentre pensi questo, già ti stai trasformando .
Ogni anno mi dicevo "l'anno prossimo" , quando ero piccola.
A dire il vero , anche quando lo ero un po' di meno .
Ho il ricordo di me alle medie, di me al liceo, sempre chiusa in quella disarmante timidezza arrogante che disarmava chiunque, anche me stessa. Mi ricordo di come prendevo delle cose in prestito dalla realtà e le eleggevo a causa del fatto che mi sentissi così sola, così altrove, così inadeguata.
E il mondo mi assecondava, in questo .
Danzavamo insieme , io e la mia idea di come il mondo mi avrebbe visto .. socicchè, di fatto , con il mondo vero non ci ballavo mai.
Poi arrivò quel giorno di 10 anni fa, che mi diede la scusa per scappare davvero , e avrei detto davvero 'ciao a tutti, mi fate cagare', se solo quello stesso pretesto non mi avesse fatto così incazzare da legarmi la vita al corpo.
Fu così che, in quello stato , divenni visibile a tutti , per la prima volta io c'ero, per il mondo.
E' buffo e alquanto triste come, a volte, ci sia bisogno di una morte materiale per far nascere qualcuno . E' macabro come il veder morire qualcuno e , poi, il sentirsi morire lentamente, sia quella specie di chiave che ti faccia vivere.
E' ingiusto che, in alcuni casi, bisogna che accada questo, per quella specifica vita.
E fu così che il mondo si accorse di me , fu così che d'un tratto io ero 'come gli altri', anche se continuavo a sentirmi diversamente . Per la prima volta, però , io con il mondo ci stavo bene.
Sto riguardando un album di fotografie .
Sto pensando che, in fondo, se pure ho rotto le catene, quei lacci personali che mi facevano sentire inadeguata prima continuano a esistere. Li allenti, li ignori , ma dentro di te ti senti sempre così, ti senti non a posto del tutto , ti senti non all'altezza, magari non nel tuo complesso d'individuo, ma negli aspetti che dovrebbero farti capace di scambiare davvero con il mondo .
Prima mi dicevo :" faccio schifo" ( ora me lo dico solo nelle fasi umorali No) , prima nemmeno provavo a pormi in relaione , ora .. ora non lo so . Ora sento che tirare fuori sè stessi con il mondo sia pericoloso , o forse solo faticoso .
Ora mi è venuto chiaro come , anche in un passato recente, io abbia ignorato i lacci di cui parlavo .. in una maniera raffinatissima ed elegante( sottolineiamolo, lo stile ha importanza!!), ma alla fine il succo qual era?
qualcuno stava troppo male, mi aveva aperto le parti più dolorose di sè, quelle ipu fragili ... io che volevo sentirmi all'altezza ( cavolo , almeno per una volta!), che provavo a dare tutto che c'ero ed ero una roccia, ero così forte .... e non ho condiviso niente.
Che paradosso !
Io sono scappata da qualcosa in cui , realisticamente, non ero voluta entrare , perchè non avevo aperto nessuna porta con le mie chiavi ... Che tristezza ... è triste ( e mi fa pure un po' incazzare) che, alla fine, chi abbia condiviso, chi si sia fatto vedere debole, chi si sia aperto , era qualcujno, sì .. ma non io ! Faceva parte di una interazione ... nella quale io ero una spettatrice partecipante .... e l' ho creata io stessa ,questa condizione ..
Ora vedo queste foto antiche, invece , e guardo me , e penso che sia vero, sì, che tantissime cose sono stupendamente cambiate .. ma che quel senso di inadeguatezza resta , è piu silenziso , ora emerge sol oquando dovrebbe proprio non esistere ( tanto per fare un po' di sfiga , no?)..... la differenza è che prima ero una bambina e non me ne rendevo conto del tutto , mi sentivo impotente con me stessa e basta.. ora , invece , l' ho individuato e mi sono accorta che la differenza principale tra quell'epoca e oggi è che, adesso , ci sono così tante ferite al mio interno .
Rimarginate, sì, ma evidenti. Per fare arrivare il concetto: sono come i segni fisici .. quando ho fatto l'incidente, MESI dopo, camminavo e sentivo di botto il colpo che avvertii in quell'attimo sul mio motorino.
il motorino era diverso, io stavo bene ma, allo stesso tempo, provavo ancora il brivido al pensiero che potesse arrivare un'altra moto giallla a 90 km/h e farmi volare dall'altra parte dell'incrocio.
30 juin DEDICATO AD ALICE , NADIA E DANIELA, E A TUTTI /E COLORO CHE SI SONO APPASSIONATE/I ASCOLTANDO IL PROF.LEONE CITARE I QUIZ PRIVI DI ATTENDIBILITà SU CIOè .... CON COPIA E INCOLLA è FACILE DA RIFARE...SE NON VOLETE FORMATTARE, POTETE SEMPRE CANCELLARE QUELLO CHE NON AVETE FATTO...
Quello in grassetto è ciò che ho fatto IO 1.Ho offerto da bere a tutti in un bar 2.Ho nuotato insieme ai delfini 3.Ho scalato una montagna 4.Ho guidato una Ferrari 5.Sono stata all'interno della Grande Piramide 6.Ho tenuto in mano una tarantola 7.Ho fatto il bagno nudo nel mare 8.Ho detto "ti amo" credendoci 9.Ho abbracciato un albero 10.Ho fatto uno striptease 11.Ho fatto bungee jumping 12.Sono stata a Parigi 13.Ho visto una tempesta marina 14.Ho passato la notte sveglia fino a vedere l'alba 15.Ho visto l'aurora boreale 16.Ho cambiato pannolini a un bambino 17.Sono salita a piedi sulla cima della Torre di Pisa 18.Ho coltivato e mangiato verdure del mio orto 19.Ho toccato un iceberg 20.Ho dormito sotto le stelle 21.Sono stata su una mongolfiera 22.Ho visto una pioggia di meteoriti 23.Mi sono ubriacata 24.Ho fumato erba 25.Ho guardato le stelle con un telescopio 26.Mi è venuta la ridarella in un momento inopportuno 27.Ho pensato di baciare qualcuno dell'altro sesso 28.Ho scommesso e vinto ai cavalli …….// MA CONOSCO UNO CHE CI HA VINTO 3000 EURO 29.Mi sono finta malata pur non essendolo 30.Ho invitato uno sconosciuto a casa mia 31.Ho fatto battaglie con palle di neve 32.Mi sono fotocopiato il culo in ufficio 33.Ho gridato con tutta la mia forza solo per il gusto di farlo 34.Ho tenuto in braccio un agnellino 35.Ho messo in atto una fantasia erotica 36.Ho fatto un bagno romantico a lume di candela //………NO , NON A LUME DI CANDELA… FORSE UNA PERSONA SE LO RICORDERà, SE AVRà OCCASIONE DI LEGGERMI) 37.Ho fatto una doccia con acqua gelata ……AL RIFUGIO ‘CIVETTA’ 38.Mi sono messa a parlare con un mendicante 39.Ho visto un'eclisse totale ….// SI’, L’HO VISTA NEL 1999 A SALISVURGO ED è STATA UNA ESPERIENZA CHE MI è RIMASTA FOTOGRAFATA DENTRO…E HO FATTO ANCHE UNA FOTO VERA! ! 40.Ho preso il sole in topless 41.Sono stata su una montagna russa 42.Ho compiuto una home run 43.Ho ballato fregandomene degli altri 44.Ho parlato con accento straniero per un giorno intero 45.Ho visitato il luogo d'origine dei miei antenati 46.Almeno una volta nella mia vita mi sono sentito felice 47.Ho visitato tutti gli Stati dell'America 48.Amo il mio lavoro in ogni suo aspetto 49.Ho confortato qualcuno che è stato smerdato di brutto 50.Ho vinto a qualche lotteria 51.Ho ballato con estranei in paesi stranieri 52.Ho visto le balene 53.Ho masturbato altre persone 54.Ho rubato o danneggiato cartelli stradali 55.Sono stata rispedita in Europa all'arrivo in USA 56.Ho fatto un viaggio on the road 57.Ho fatto alpinismo 58.Ho mentito alla dogana 59.Ho fatto una passeggiata notturna sulla spiaggia 60.Ho fatto parapendio 61.Sono stata in Irlanda 62.Ho avuto il cuore spezzato più a lungo di quanto sia stato innamorata 63.Al ristorante mi sono seduta a mangiare con estranei 64.Sono stata in Giappone 65.Ho mentito sul mio peso 66.Ho munto una mucca 67.Sistemo i CD in ordine alfabetico 68.Ho sognato di essere un supereroe da fumetto 69.Ho cantato in un karaoke bar 70.Sono stata a letto un giorno intero 71.Ho fatto immersioni subacquee 72.Ho sognato di essere invisibile 73.Ho fatto l'amore con qualcuno senza desiderarlo 74.Ho baciato sotto la pioggia //……….E FU UNA SERATA COSì BELLA, SOTTO LA PIOGGIA AL CENTRO DI ROMA………… 75.Ho giocato nel fango 76.Ho giocato sotto la pioggia 77.Sono stata in un drive-in 78.Ho fatto qualcosa di cui pentirmi senza però pentirmi d'averlo fatto 79.Ho visto la Muraglia Cinese 80.Ho scoperto che qualcuno ha scoperto il mio blog 81.Ho rotto una finestra o un vetro 82.Ho iniziato un business 83.Mi sono sempre innamorata ricambiata //……………e mi ritengo, ancora ,molto fortunata per questo 84.Ho visto siti antichi 85.Ho fatto un corso di arti marziali 86.Ho sentito la stessa canzone per più di 6 ore 87.Sono stata sposata //…NO, MA C’ERA LA PROMESSA. 88.Sono stata in un film 89.Ho rovinato una festa 90.Ho pianto vedendo un film 91.Ho amato qualcuno che non meritava ………….// non contraddice l’altra domanda, perché “non mi meritava” è diverso da “ non mi ricambiava” 92.Sono stato baciata appassionatamente 93.Ho divorziato 94.Ho fatto sesso in ufficio 95.Ho fatto sesso in ascensore 96.Mi sono astenuta dal sesso (qualsiasi tipo) per oltre 10 giorni..// ……avoja, pure di più, moooolto di più!!!!!! 97.Ho cucinato biscotti 98.Ho vinto un concorso 99.Sono stata in gondola a Venezia 100.Mi è venuta la pelle d'oca sentendo la lingua di un'altra persona 101.Ho almeno un tattoo 102.Ho almeno un piercing 103.Sono scesa in canoa sullo Snake River 104.Sono stata in uno studio tv come pubblico 105.Ho ricevuto fiori 106.Ho finto di provare emozioni! 107.Mi sono ubriacata senza ricordare più niente 108.Ho avuto dipendenze da droghe 109.Ho suonato in pubblico 110.Sono andata a giocare a Las Vegas 111.Ho mangiato pescecane 112.Ho inciso musica 113.Sono stata in Thailandia 114.Ho comprato una casa 115.Sono stata in zona di guerra 116.Sono stata in crociera 117.Ho fatto una scommessa e ho perso 118.Parlo più di una lingua 119.Mi sono fatta bendare 120.Sono stata coinvolta in una rissa 121.Ho emesso assegni a vuoto 122.Ho assistito a "Rocky Horror Picture Show" 123.Ho cresciuto bambini 124.Di recente ho comprato e ho giocato con qualcosa d'infantile 125.Ho seguito l'intero tour di un gruppo 126.Sono stata una groupie ………….////MAGARI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 127.Ho partecipato a uno Spring Break 128.Ho girato in bici in un paese straniero 129.Ho scoperto qualcosa d'importante sui miei antenati 130.Ho scritto al Governatore del mio Stato 131.Ho traslocato e iniziato vita in un'altra città 132.Sono stata sul Golden Gate Bridge 133.Avrei voluto essere in un telefilm 134.Ho cantato in macchina per almeno 20 miglia 135.Ho abortito 136.Sono stato cacciato fuori da scuola 137.Sono sopravvissuta a un incidente stradale 138.Ho scritto articoli per giornali 139.Ho fatto diete.. 140.Ho pilotato aerei 141.Ho accarezzato animali di cui ho paura 142.Ho avuto rapporti omosessuali 143.Mi sono addormentata vestito 144.Ho fatto nascere un animale 145.Sono stata licenziata 146.Ho vinto soldi a un tv show 147.Mi sono rotta qualche osso 148.Ho ucciso animali 149.Ho ucciso esseri umani 150.Ho partecipato a un safari in Africa 151.Ho guidato una moto 152.Ho guidato un trattore 153.Ho dei piercings all'infuori delle orecchie 154.Ho sparato con armi da fuoco 155.Ho mangiato funghi trovati nel bosco 157.Mi sono emozionata ascoltando una canzone 158.Ho fatto sesso su un treno 159.Ho fatto l'autostop 160.Ho avuto un serpente come animale domestico 161.Ho dormito per tutta la durata di un volo aereo 162.Ho visto più paesi stranieri che non stati americani 163.Sono stata in tutti i continenti 164.Ho viaggiato in canoa per più di due giorni 165.Ho fatto sci nautico 166.Ho mangiato carne di canguro 167.Ho mangiato sushi 168.Ho fatto sesso all’aperto 169.Ho preso a pugni qualcuno
170.Ho avuto relazioni della durata di oltre un anno 171.Ho fatto cambiare idea a qualcuno su qualcosa 172.Ho cambiato idea su qualcosa o su qualcuno 173.Ho fatto licenziare qualcuno 174.Ho subito molestie sessuali 175.Mi sono lanciata col paracadute 176.Ho mangiato scarafaggi o insetti 177.Ho mangiato pomodori verdi fritti 178.Ho letto Omero 179.Ho rubato al ristorante 180.Ho rubato 181.Ho chiesto scusa molto tempo dopo 182.Sono stata eletta capoclasse almeno una volta 183.Ho riparato da sola il mio computer 184.Sono stata DJ 185.Sono stata in vacanza a Montecarlo 186.Ho barato al gioco 187.Sono stata arrestata 188.Ho bigiato la scuola 189.Mi sono masturbata insieme a qualcuno 190.Ho comprato scarpe e vestiti ad un mercatino rionale 191.Ho vomitato in luogo pubblico 192.Ho venduto qualcosa ad un estraneo 193.Ho comunicato con qualcuno non conoscendo la sua lingua 194.Ho rubato la saponetta dall'albergo 195.Ho bucato le ruote di una macchina o strisciato la carrozzeria 196.Ho fatto pipì all'aperto 197.Ho fatto un rutto davanti ad altre persone 198.Ho copiato un compito in classe 199.Ho fatto sesso al primo appuntamento 200.Sono svenuta 28 juin
IO E IL VENTO
Quello del vento è un simbolo cui sono molte legata .
Forse, perché c’è sempre stato, nella mia vita.
C’è fisicamente, c’è interiormente.
Il vento cambia l’aspetto delle cose, fa scoprire nuove forme. Il vento , quando fonde l’acqua, le dà sembianze a seconda del suo umore.
E il vento , quello interiore, agita l’anima, non solo in senso turbolento ma anche liberatorio.
Pensare al vento mi dà quasi l’idea fisica che possa spazzare via i pensieri opprimenti, il dolore, la stasi dell’impotenza che a volte si avverte di fronte a sé stessi e alla vita ( in modo erroneo, perché la vita è come l’acqua.. è plasmabile, solo che è più facile non pensarla in questo modo)
Ho sempre amato il mare, per esempio , ma solo d’inverno , quando puoi sederti tutto il pomeriggio sulla spiaggia e guardare le onde che si susseguono . In particolare, ricordo una volta, in cui faceva caldo e c’erano queste onde che ricordo come giganti , ricordo me ( più o meno bambina) che volevo a tutti i costi andarci dentro e sentirmele grondare addosso. Ricordo mia madre che mia urlava ( tra il panico e l’arrabbiato) di stare ferma.
Quella scena l’avrò sempre in mente, perché fu da allora che capii come il mare fosse molto, molto più attraente quando agitato dal vento.
Quando posso, vado ancora in quei luoghi, con la mente o fisicamente.
L’ultima volta, ho passato un sabato invernale –non troppo freddo- sulla spiaggia, con un libro , a guardare il mare. Come se mi potesse dare delle risposte.
A parte la follia, amo farlo perché non sono capace di annoiarmi. Perché, quando la mente è in azione, la noia è un concetto che mi è difficile comprendere.
Inoltre, stare su una spiaggia ventosa mi ricorda fisicamente Londra, in particolare nelle occasioni in cui cammino per il lungo Tamigi, di pomeriggio o di sera, senza una meta precisa dove andare.
La cosa che mi piace di più, tra tutte quelle che contribuiscono al fascino di Londra, è il ‘suo’ vento .
E’ la sensazione che ho provato dalla prima volta in cui mi affacciai sul lungo Tamigi, in una zona vicino alla torre, in un giorno di agosto in cui il cielo non aveva ancora deciso di quale colore essere.
Il cielo di Londra è come le persone : cambia in continuazione .
Ho amato quel vento dalla prima volta in cui andai da sola per un periodo più lungo di quanto, fino a quel momento ,avessi sperimentato . Erano giorni molto caldi ma, sul Tamigi , il vento c’è sempre.
Quando si dice che a Londra c’è vento , può essere una giornata calda di agosto .. ma sul lungo Tamigi, il vento c’è sempre , non si ferma mai .
Sono già passati due anni .
Ero reduce da un anno in parte bellissimo, in parte seviziante. Ero ferita, ero arrabbiata, ero amareggiata al pensiero di una scelta che, se non avessi compiuto, mi avrebbe distrutto ai miei stessi occhi … poi arrivai.
E in quel mese ritrovai me stessa , trovai un lavoro , trovai amici e mi accorsi che riuscivo a essere serena perché ero in mezzo a persone cui piacevo e che stavano bene con me senza Se e senza Ma.
Ciò che vorrei incidere qui, però, è la sensazione che avevo ogni volta che il vento mi veniva incontro .
Era una sensazione bellissima. In un certo senso, la parte di me più restìa a lasciarsi andare all’amarezza (ah, se solo mi fossi lasciata andare da subito, quanto fiele se ne sarebbe andato via da me) sperava che quel vento avrebbe avuto la forza di spazzare via il dolore, il senso di inadeguatezza , la paura..
Non credo che un essere umano possa essere ripulito da una folata di vento , ma credo che il concepire dei simboli che guidino la sua attenzione sulla cosa possa essere un’opportunità di protofocalizzazione su di essa .
Magari ci si metterà moltissimo tempo, prima che la mente crei la focalizzazione vera e propria, prima che si possa fare un’ammissione, ad alta voce, a sé stessi, e accogliere le sensazioni di disagio che, lasciate vivere, potranno finalmente liberarsi e liberarci. Accettando la tempesta, si apre la strada verso l’ignoto di noi stessi, verso la potenzialità della nostra essenza. La cosa più speranzosa è che si possa aprire l’immagine di noi come acqua. Essere un elemento con delle proprie caratterisiche, ma dinamico. Essere qualcosa che conservi la sua essenza, ma che si faccia plasmare dall’ incontro con l’aria, che si faccia turbare , che si lascia accarezzare, che possa persino essere toccata da essa costantemente, e apparire immobile, nascondendo i propri movimenti.
Essere tutto questo e facendo proprio ognuno di questi aspetti. 25 mai È una fortuna vivere in questo mondo, osservare un fiore, una nuvola vagante, ascoltare un uccello, il sussurro delle spighe in un campo di grano, ammirare i tratti delle persone, le loro tendenze, il loro respiro segreto. 1 avril
tempo d iricominciare a scrivere?
ma non sono io a deciderlo, è come con il pianoforte, è lui che mi chiama.
A dire il vero , sentirei la necessità di farlo da un bel po' , ma ogni volta preferisco leggere .
E ogni volta, tutti i miei pensieri convogliano in uno spazio senza dimensione che non riesco a contenere, perchè il nostro finito essere ha delimitato spazio e tempo per la necessità di orientarsi in un mondo tanto finito, da decidere sia quello reale.
In fondo, però, essere 'reali' può avere tante sfumature. Il nostro corpo può essere pesante nella fenomenologia delle cose , eppure la nostra Persona essere invisibile.
Alle volte, un corpo può divenire così leggero tanto da scmomparire, facendoti divenire lampante, rendendo impossibile non vederti, tranne ai tuoi occhi. Gli altri ti vedono ma tu rimani nella percezione di non essere percepito .
Anche perchè, in fondo, 'gli altri', vedono una ben misera parte di quello che vorresti vedere tu .
Nel dilemma tra l'essere invisibili per sè o per il mondo , quale scelta operare se non :l'esterno?
E' pur vero che 'noi siamo' nel nostro essere.nel.mondo , che la nostra essenza da 'uno,nessuno e centomila' ci rende creature plasmabili in così tanti modi diversi , da non poterne ignorare, nel voler essere davvero onesti, neppure uno.
Allo stesso tempo , è anche vero che ai tuoi stessi occhi sei altrettanto inpercepibile nelll'uno o nelll'altro modo , se a essere vista è solo una parte di te.
Quando induci il tuo corpo a sparire su sè stesso , arrivando al limite e godendo del superamento del peso della carne, proponi comunqeu la visione di una ben piccola parte di te.
In poche parole ,continui a nasconderti .
La vera visibilità non è negli occhi degli altri . Me ne è sempre importato poco di ciò che venisse di me percepito, eppure il sentire di non esserlo mi trafiggeva , perchè che significato può avere un essere umano percependo la propria vita come un dimenarsi comlepto nella tranquillità dell'occhio di un ciclone?
il punto è cosa si voglia nascondere.
Mi sono decisa a riconoscere che per 4 anni , in un certo senso , ho continuato in questa modalità di celarsi raffinatamente .
E' ovvio che, scrivendolo qui , assuma un significato diverso .
Tenevo questi capelli altrui così lunghi da dimenticarmi i miei .
Sì , perchè il buffo è che erano divenuti come un'estensione di me , tanto da non percepirli più come qualcosa di estraneo. Ma dietro l'uso di un qualsiasi simbolo - perchè ogni nostra mossa codificata dal pensiero è tale, seppure inconscia-si cela una motivazione che potrebbe andare al di là dell'atto della creazione del simbolo stesso .
Una cosa che accomuna tutte le persone che hanno seguito la strada suddetta nello specifico , raccontano di come quegli attacchi dientino una sorta di dipendenza : non è possibile farne a meno , non è possibile scoprire la ropria parte originale, perchè quel 'peso' fa parte della tua testa, quell'estensione si nota ... si nota prima di te.
A essere sincera, mi ha sempre fatto comodo, in questo senso . Il voler distogliere l'attenzione, lo sviare la vista verso qualcosa di assolutamente non notabile, non era più l'iniziale motivazione(ovvero , quella di vedere di nuovo me stessa dopo un 'trauma' specifico)... nascondendo il ricordo di un fatto , si può far finta che non sia mai avvenuto . E così quel vissuto aspetta, paziente, in un angolo . Attende che tu lo lasci libero .
E' per questa ragione, fondamentalmente, che ho deciso di rischiare di portare la mia faccia non protetta(almeno fisicamente), in giro.
Perchè io odio le dipendenze, qualunque forma assumano .
Odio le dipendenze dalle cose, odio ancora di più la dipendenza dall'assenza ... ma la dipendenza da una maschera travestita da optional è ancora peggio.
Certe volte, è come se si dicesse :"vedimi, ma non guardarmi".
Vedere è tollerabile. Essere guardati un po' meno .
Per prima cosa , la gente VEDE, ma non è abituata a guardare. Non più in là di ciò che le faccia comodo vedere e, tristemente, non più in là del proprio naso .
E' tristemente non curiosa.
Ecco , la maggiorparte della gente è Edipo . Poichè io sono PAndora , non posso proprio accettare l'idea di questa pseudo cecità .
Inoltre, mi sembra che lquesto ' non guardare' abbia 2 differenti espressioni fenomenologiche: il semplice non andare mai oltre a ciò che 'sembra'(perchè non è curiosa ... e sul motivo di questa cosa ci devo scrivere un altro post... anzi molti altri , perchè non c'è una sola causa ....e poi sono inferenze, non verità divine ) , e la la manifestazione(apparentemente)opposta: il domandare.
Adesso , un'altra digressioncina (che non fa mai male): personalmente, sia per deformazione mentale che per natura, io tendo a non fare mai domande.
Ovviamente, questo viene quasi costantemente scambiato per un totale menefreghismo ( e dico 'quasi per 2 ragioni : la prima è che , alle volte , non ti interessa davvero , perchè l'oggetto della domanda-la persona-la percepisci come una scatola vuota .... l'altra è che non escludo che ci siano esseri umani che possano , almeno parzialmente, comprendere quell oche intendo dire.) , quando invece , forse, nell'osservare cogli tante cose che la parola uccide.
E non parlo di cose 'buone' o meno , perchè io non credo nell'essenza di 'buono o cattivo, giusto o sbagliato' (esistono come concetti ... ma le azioni umane sono generate sempre e solo da una cosa sola, è il loro dover essere inserite in un contesto che crea la limitante necessità di attribuire un giudizio ... perchè ogni elemento del contesto è un mondo che genera azioni, quindi un incrocio tra le cose generate da millemila mondi diversi all'interno della stessa fenomenologia deve necessariamente trovare, per la Gestalt di questi mondi - e non per la singola somma di essi- un ordine ... e qui torneremmo al discorso che la nostra finitezza ci induce a categorizzare...) ma mi riferisco (per tornare a pre-parentesi) a tutto ciò che compone un individuo e che lo rende realmente una esistenza: ovvero , ciò che si guarda.
Trovo superflue le domande ( e in modo esagerato , lo ammetto), trovo superflue le risposte alle domande.
Non in tutti i casi , è ovvio , ma la comunicazione deve partire da altro, nella mia ottica. Sempre, in ogni interazione, senza differenza per la forma o la qualità.
Poi c'è da dire che , in tutto questo delirio solipsistico , ho trascurato il fatto di citare che questo limite delle parole è dovuto in larga parte al mio pensiero , ma in una certa misura anche dal fatto che ho deciso di non imporre a nessuno , mai , di essere guardata e non semplicemente 'vista'. Non si può essere sempre guardati , è bene ammetterlo con sè stessi ad alta voce . Dal momento che conosco la mia modalità di uso della prola, so anche che di solito , rispondendo, aprirei tante porte inutilmente(almeno nella maggior parte dei casi) e domandando imporrei in un certo senso la risposta ( che poi ci sia o meno ... la scelta della risposta o della non risposta è comunque l'imposizione di una scelta che risponda a un tentativo di "entrare". E non è bene , per me , pensare di entrare se la porta è chiusa!Anche perchè , in che modo entri realemte? Sempre che ci sia un modo più reale dell'altro .. ma dicerto , ce ne è uno che noi , in quel preciso istante e contesto , reputiamo più reale dell'altro ).
Basta così , è ora di dormire ... ma mi mancava un po' comunicare con queste pagine in post che nessuno si leggerà mai , perchè sono o troppo allucinati o troppo lunghi !
Pandora 25 mars Oscar diceva :" Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle." voglio essere ogni giorno una di quelli che guardano le stelle. Anche se sono consapevole che sono sola e che siamo in pochi a farlo. O almeno, a farlo coscientemente. Perchè è una cosa estremamente difficile, in quei giorni lasciati scorrere vuoti. E soprattutto in quelle notti in cui sei solo nel tuo letto , sotto le coperte, mentre fuori piove e il ticchettio della pioggia ti impaurisce. O almeno, per me spesso funziona così, forse perchè il ticchettìo della pioggia mi ricorda quello dell'orologio, e io odio gli orologi col loro ticchettare perchè ti obbligano a percepire il tempo, e ti mettono ansia . E io odio l'ansia e la fretta: Don't run if you can walk... come dicono gli U2. Solo che qui tutti corrono mentalmente, tu cammini e nessuno ti vede. O meglio, tutti percepiscono che cammini e non corri, ma non si fermerebbero mai ad ammirare i momenti. La pioggia corre. Quando piove tanto mi sembra di ascoltare una maratona. E' per questo che in certi momenti non vorrei proprio sentirla. Ecco una immagine che mi viene alla mente: mi sembra che la gente ( e dico " gente" appositamente) sia come le gocce di pioggia. Corrono verso un ostacolo si schiantano si mescolano e diventano qualcos'altro. Sì, le persone corrono verso non si sa quali mete , non guardano nulla, non apprezzano cio' che hanno attorno e lo annientano perchè lo oltrepassano subito. Nulla conta. Tutto è solo un pezzo di terreno in più su cui appoggiare un piede. Solo la meta che neanche loro sanno quale sia. Si sceglie sempre la strada più facile si investe energia in mille direzioni e la si disperde. Sono poi consapevoli della propria vita? Nessuno vuole i momenti brutti, ma non è forse vero che essi ci fanno apprezzare quelli belli? Correndo non si assapora nulla. Come puoi sentire il sapore del cibo se lo trangugi? La vita non è forse il nostro cibo? La conoscenza il cibo della nostra mente? Gli incontri il cibo dell'animo? Sì, forse è per questo che mi sento sola a volte. Perchè Odio l'iperfagia. Trangugiando non senti sapore alcuno. Che ci rimane ? pezzetti di esperienze private di un senso. E guardate che io riferisco il mio discorso a tutto cio' che fa parte della nostra vera vita : come si puo' pretendere di acquisire il Sapere, se si corre anche nello studio? Che me ne rimarrrebbe di qualcosa che leggo , se corro per fare prima e iniziare subito un altro libro? Ah, già, ma non sono poi così tanti a leggere. Forse perchè sono più presi da altro. Come si può pretendere di incontrarsi? Se si fanno sempre le gare per trangugiare al più presto l'altra persona (e non solo nel senso fisico !!!) Mamma mia quante volte sono stata trangugiata e vomitata, in vita mia. Poi mi chiedono perchè sono come sono , ora... così chiusa, così pessimista, così guardinga . E' solo che non voglio essere il mezzo di una ostentata bulimia! E dico "bulimia" invece di "iperfagia" perchè, a forza di trangugiare, ci si riempie di aria e si espelle o diniega tutto. Si espelle perchè si è troppo pieni a non si assimila. Si nega perchè si ha paura di riempirsi. Ovviamente non mi pare si pensi più molto, ormai, al "riempirsi di cose buone e che ci piacciono". Che ovviamente non possono essere tutte quelle che ci capitano tra i piedi ...o tra i denti. Ma qui non si parla di me. Si parla in generale. E in generale, la razza umana è una razza di iperfagici.
10 mars so che potrà sembrare anacronistico leggere "7 novembre 2008" , ma a volte si ha bisogno di ricordare ad alta voce almeno uno dei punti da cui si è partiti .
Che accrocchi mentali , eh ?
Ho riflettuto senza dover formalizzare alcun pensiero. Alla fine, la conclusione: sputare il veleno. Cose ormai vecchie richiuse ancora nello stomaco, una rabbia antica che ora è una rabbia/fantasma, ma influenza la mia vita in modo subdolo , quasi senza che io me ne accorga.
Giorni di silenzio, giorni passati a sentire la stessa canzone. Sono io la persona del testo?
Batto i pugni sul pavimento, cerco una porta che non trovero' se, prima, non sradico l'edera che ci cresce sopra.
Ho chiesto scusa senza parole, l'ho invocata con una folle espiazione, con una continua autopunizione, e i nemici che ho visto di fronte a me non erano le altre persone , erano Me.
Ma, come scrive Kipling, è buona cosa saper perder(-si?) e ricominciare tutto da capo.
Non esiste aiuto, in questo.
L'aiuto degli altri non è nelle azioni.
E' nell'esserci.
Si fa tutto da soli, in realtà, e questa è la vittoria.
Io che voglio con tutta l'anima trasmettere bene.
Già questa è una cosa mutata da un bel po' di tempo.
Non farò mai nulla con l'intenzione di 'fare'.
Mi limito a essere me. L'essere umano ha una potenzialità terapeutica su sè stesso e sugli altri che non s'immagina neanche.
Trascorrevo il mio tempo nella tristezza imprigionato nel calderone dell’odio, mi sentivo perseguitato e paralizzato, pensavo che tutto il resto avrebbe aspettato.
Mentre sprechi il tuo tempo con i nemici inghiottito in una febbre di disprezzo, al di là della tua visione ostruita la realtà svanisce come ombre nella notte.
Torturarti per punirti non ti sarà affatto di aiuto perché non ci sarà salvezza nei calcoli quando quello giusto esce dalla porta.
Riesci a vedere i tuoi giorni distrutti dalle tenebre? È vero che batti i pugni sul pavimento? Incastrato in un mondo di isolamento mentre l'edera cresce sopra la porta.
Così apro la porta ai miei nemici e chiedo se possiamo cancellare la lavagna ma mi dicono cortesemente di andare a farmi fottere, vedi, semplicemente non puoi vincere.
sì che ci sarà un motivo per cui mi lego a certe canzoni. E loro a me, quasi come se fossero persone.
Quanto è il tempo giusto da trascorrere nell'odio verso sè stessi e verso il mondo? Retorica - tanto per cambiare- sappiamo benissimo che non c'è. Che varia insieme a noi. Ma la tragedia è : e se noi non ci accorgessimo di variare, mentre stiamo cambiando?
Se in realtà stessimo uscendo dall'acqua e non ce ne accorgessimo, e avendo dimenticato la sensazione che precede l'uscire, l'avvertissimo come qualcosa di estremamente pericoloso?
Forse i nostri polmoni si sono abituati. Ma.. a uno stato non naturale.
LA mia paura è : e se un giorno mi sveglierò e vedrò tutto dietro di me? Quando sarà ormai troppo tardi per tentare , per vivere, per avere fiducia ?
Perchè i miei giorni distrutti dalle tenebre io li vedo, eccome. E' già un passo avanti.
Ma a volte si è soli dentro la intricata foresta di sè stessi, e si vuole uscire, ma allo stesso tempo ogni mossa puo' salvarti o ucciderti, quindi si resta a guardare le porte e le finestre che divengono sempre più lontane.
Torturami per punirmi, anche questo lo conosco bene.
E conosco la sua inutilità, anche se l'ascesi ha sempre un certo fascino. Calcoli , no , quelli non li faccio.
Forse perchè sono un grado più giu' rispetto al testo. A meno che… per ' calcoli' non s'intendano specchi di me stessa dove rifrange l’ immagine che continuo a scrutare, per trovare un motivo a caso atto a non farmela gradire.
Con i nemici ho sprecato tanto tempo (troppo). E quelli di loro che, in realtà, non sono altro che ME , li continuo a guardare in faccia, faccio un passo verso di loro ma poi o mi blocco, o loro mi terrorizzano con i ricordi .
Come se queste parti di me volessero ricordarmi sempre i miei rimpianti - tanti- i miei rimorsi –pochi finora, purtroppo! - .
Come se mi ricordassero la mia vigliaccheria nello scegliere i rimpianti, il gioco sul lato sicuro della vita, mentre tutto cio' che c'è di buono è sempre stato dall'altra parte, non sul marciapiede ma sulla carreggiata. E quante macchine non ho visto, quanti colori mi sono persa,in tre anni, ormai lontani, di buio totale dei quali ho solo meccanici ricordi.
Sì, è vero che batto i pugni sul pavimento, forse cerco una chiave sotto una tavola che mi apra almeno la porta di servizio.
I miei nemici mi dicono di andare a farmi fottere ogni volta, nei miei sogni: quando sogno di perdere i capelli e nessuno puo' vederlo, neanche io, perchè io nel sogno lo so e basta, non si vede nulla.
NON SI VEDE NULLA! Le parti coperte rimangono li', quelle vere se ne vanno. Non è possibile vederlo. Lo posso percepire io sola.
Le parti di me difese che prendono il sopravvento. QUESTA E' LA MIA PAURA.
Che si vedano solo quelle, che non sia possibile vedere quello che c'è dietro.
Ho paura ogni volta che esce qualcosa da me, e allo stesso tempo non faccio uscire me stessa.
Solo che è come pattinare le prime volte. Hai così paura di cadere che tentenni. E se si vedesse solo il tentennare?
In fondo, che ne si sa, se non si è dentro il protagonista. Se il protagonista parla dalla finestra per uscire tramite l'albero, e l'edera magari è così folta che copre le sue labbra, delle quali sono percepiti solo suoni, non parole. Solo movimenti, non azioni.
Ma so tristemente che è una paura mia . Che sono sempre e solo io a scarabocchiare la lavagna.
Sul fatto che semplicemente non si possa vincere, non sono d'accordo.
Si può vincere.
Già una presa di coscienza è un passo.
Forse si può guadagnare terreno. Intorpidire i nemici , continuare a sorridere. 6 mars
Sto ammettendo la possibilità che ormai ci siamo troppo disabituati al fatto di poter considerare che si possa semplicemente .. essere sè stessi. Senza tante costruzioni. Ammettere che un individuo possa , sì , esprimere diverse parti di sè a seconda delle situazioni delle circostanze interne , ma che in fondo siano ... semplicemente .. diverse sfumature !
Siamo così abituati a prefigurarci il fatto di avere di fronte una maschera, una costruzione , una complessità inaudita .. che ci mettiamo subito sulla difesa alzando le nostre, di difese.
Ma , difese o no , sono sempre parti di noi.
Perchè mai uno dovrebbe far finta di essere cio' che non è ?
Certo, ci sono sempre più persone che lo fanno, e io per prima ho avuto i miei scacchi nel vedere di fronte a me, d'un tratto , una persona che non era quella che credevo di conoscere( anche se è bene precisare : in fondo , chi conosce davvero qualcun altro?)
Io ci rimango sempre malissimo, quando mi rendo conto di non essere creduta. Penso sia l'unica cosa che , indipendentemente dal mittente, mi ferisca ogni volta.
Anche se lo fa chi non conosco.
Mi sento un enorme senso di impotenza.
E' così arduo pensare che si ha davanti proprio la persona che si vede?
E' così difficile accettare i lati più o meno belli dell'altro?
Poi dicono che non esco mai facilmente fuori .. se ogni volta è come se fosse la prima, se ogni volta sono messa in dubbio in cio' che riguarda il mio essere.. Si fa prima a farne uscire poche , di parti di sè.
E questo lo devo ammettere.
E' davvero uno spreco umano.
La gente non si incuriosisce più di un altro.
Perchè se si parte dal presupposto ' no non puo' essere davvero così , c'è altro da scoprire che sfaterà tutti i miei pensieri ' ....allora tanto vale per davvero relegare la propria mente alla sola lettura, alle sublimazioni e tutto cio' che riguardi solo sè stessi.
Credo che alle volte la gente dubiti troppo .
Non accade mai che qualcuno provi a fidarsi ( di sè , prima di tutto) , non accade più che si dia ascolto prolungato alle prime impressioni.
E' un mondo pieno di gente che vuole 'distruggere'.
E noi che vogliamo creare non siamo neanche riconosciuti come 'artisti della mente' .
A volte mi chiedo davvero a cosa serva parlare, dialogare, se tanto un dialogo è scoraggiato dal preconcetto che chi ti sta di fronte non ti riconosce nella tua unicità.
Io odio sentirmi un 'brick in the wall'.
Ed è una mia pecca , molto spesso , perchè è una cosa che detesto così tanto, che parto sempre in guardia rispetto a questo tema.
Se sono percepita come 'diversa' allora ecco il conformismo maledetto che fa di ogni diversità una entità pericolosa e negativa.
Ed ecco la difesina che dice : fa’ finta!
Quanto odio tutto cio'.
Io mi ci sento realmente. Chiamatemi narcisista o come vi pare. Almeno lo ammetto . Anche perchè in fondo è un mio intenso sentito che ho da tanto .. fa parte di me.
Io sono la mia creatura . Che voglio proteggere da tutta la superficilità ,il conformismo , il qualunquismo che vedo. E questo comporta il mio divenire una eterna fraintesa.
O non creduta.
Cavolo , devo avere una fin troppo alta concezione di me ,nel percepirmi così rara.
Ma sempre più spesso penso : sarò strana, sarò particolare, sarò diversa in molte cose ...ma guardando fuori , non rinuncerei a tale essenza per tutta la normalità del mondo.
7 février
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Rassegna stampa
Giornata nera per la Repubblica
Stefano Rodotà la Repubblica 07-02-2009
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È una pessima giornata per la Repubblica. Siamo di fronte ad un conflitto costituzionale davvero senza precedenti. E cioè ad un governo che sfida il Presidente della Repubblica che si era fatto fermo difensore delle ragioni della Costituzione e dei diritti fondamentali delle persone. La gravissima decisione del Governo di intervenire con un decreto nella vicenda di Eluana Englaro, dopo che Giorgio Napolitano aveva pubblicamente motivato le ragioni del suo dissenso, sovverte gli equilibri istituzionali, apre una fase in cui si va ben oltre quella "tirannia della maggioranza", di cui ci ha parlato in modo eloquente il liberale Alexis de Tocqueville, e si entra in una "terra incognita" dove la partita politica è dominata non dal senso dello Stato, ma dalla brutale volontà del presidente del Consiglio di offrire rassicurazioni agli esponenti di una potenza straniera a qualsiasi costo, anche quello dello sconvolgimento della stessa democrazia costituzionale. È così, anche se una affermazione tanto netta può sembrare brutale. Con una sola mossa vengono colpiti molti bersagli. La Costituzione, unica carta dei valori democraticamente legittimata, vera "Bibbia laica", viene travolta per porre al suo posto un´etica di Stato attinta ai diktat delle gerarchie vaticane (non a un sentire diffuso nello stesso mondo cattolico, che alla vicenda di Eluana Englaro si è avvicinato con rispetto e pietà). La sovranità del Parlamento viene ulteriormente mortificata, perché ad esso si nega la prerogativa d´essere il luogo privilegiato per discutere e decidere quando si tratta di diritti fondamentali. L´autonomia della magistratura scompare nel momento in cui si cancellano le sue decisioni con un atto d´imperio, creando un precedente devastante per la sopravvivenza stessa di un brandello di Stato di diritto. I diritti fondamentali delle persone non sono più affidati alla garanzia della legge, ma alle pulsioni delle maggioranze. Ma il bersaglio maggiore è proprio il Presidente della Repubblica, che mai come in questo momento incarna limpidamente la sua funzione di massimo garante della Costituzione. Ispirandosi al principio della "leale collaborazione" tra gli organi dello Stato, Giorgio Napolitano aveva nei giorni scorsi manifestato al governo le sue perplessità su un decreto che, rendendo impossibile l´esecuzione di una decisione della magistratura, si esponeva evidentemente al rischio dell´incostituzionalità. Quando è stato reso noto il possibile contenuto del decreto, che alcune contorsioni interpretative rendevano ancor più inaccettabile (la sentenza n. 334 del 2008 della Corte costituzionale ha chiarito che la competenza in materia spetta alla magistratura), il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al presidente del Consiglio per ribadire il suo punto di vista, con un atto di straordinaria trasparenza e responsabilità, reso necessario proprio dall´eccezionalità della situazione e dall´emozione con la quale viene seguita una vicenda così drammatica. Mai come in questo momento l´opinione pubblica ha bisogno di chiarezza, di comportamenti istituzionali immediatamente decifrabili, e non dell´eterno gioco dei sotterfugi, dei percorsi obliqui. Dopo la forzatura dell´atto di indirizzo del ministro Sacconi, rivelatosi privo di una pur minima base giuridica, diveniva ancor più evidente la necessità di seguire percorsi costituzionalmente impeccabili. La lettera di Napolitano è la testimonianza di un scrupolo istituzionale raro, di un rigore argomentativo al quale nessuno dovrebbe sottrarsi. Nelle sue dichiarazioni, invece, il presidente del Consiglio rivela una distanza abissale dalla logica costituzionale, una concezione proprietaria della decretazione d´urgenza che, a suo dire, sarebbe completamente sottratta a qualsiasi valutazione da parte del Presidente della Repubblica. Tesi costituzionalmente non proponibile, come nella sua lettera aveva già chiarito il Presidente della Repubblica con indicazioni che Berlusconi volutamente ignora, passando addirittura alle minacce: dichiara, infatti, che, se non gli viene consentito di usare i decreti legge a suo piacimento, cambierà la Costituzione. Così, com´è sua collaudata abitudine, schiera se stesso e le sue troppo docili truppe per un nuovo e devastante assalto alla legalità, seguendo il suo collaudato copione plebiscitario che lo porta addirittura ad ignorare quali siano le procedure per la revisione costituzionale, visto che afferma che ritornerebbe "dal popolo a chiedere un cambiamento della Costituzione". Mai dichiarazione fu più rivelatrice di questa. La Costituzione non è la regola delle regole, ma un impaccio di cui ci si può tranquillamente liberare. La rottura costituzionale è dichiarata. Così Berlusconi gioca il governo contro il Presidente della Repubblica e si prepara a rendere concreta un´altra minaccia. Visto che il Presidente della Repubblica ha già dichiarato che non firmerà un decreto "incostituzionale", porterà in Parlamento un disegno di legge sul testamento biologico da approvare in tre giorni. Così gioca il governo anche contro il Parlamento, esplicitamente declassato dal Principe a buca delle lettere, a luogo dove la sua volontà dev´essere ratificata senza discussione. Si apre, dunque, una fase in cui al grande tema del morire con dignità si affianca quello, grandissimo, della difesa della Costituzione. Immediata, allora, diventa la responsabilità di tutte le forze politiche, degli organi istituzionali chiamati ad una pubblica assunzione della responsabilità loro propria, come ha già fatto, dimostrando senso dello Stato e della legalità, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini. Responsabilità tanto maggiore in quanto, sia pure attraverso il discutibile strumento dei sondaggi, l´opinione pubblica si è espressa, dichiarandosi per il 79% a favore del morire dignitoso di Eluana Englaro e addirittura per l´83% a favore di una Chiesa che parli alle coscienze e non pretenda di imporre la fede attraverso gli atti del legislatore. Torna qui alla memoria il diverso spirito dei cattolici democratici, che si coglie nelle parole dette da Aldo Moro al consiglio nazionale della Dc all´indomani della sconfitta nel referendum contro la legge sul divorzio, nel 1974, con le quali si metteva in guardia contro le forzature «con lo strumento della legge, con l´autorità del potere, al modo comune di intendere e disciplinare, in alcuni punti sensibili, i rapporti umani»; e si consigliava «di realizzare la difesa di principi e valori cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi, e cioè nel vivo, aperto e disponibile tessuto della nostra vita sociale». Ma il limite all´intervento del legislatore non trova il suo fondamento solo in ragioni di opportunità. Ricordiamo le parole alte e forti con le quali si chiude l´articolo 32 della Costituzione, dedicato al fondamentale diritto alla salute, dunque al governo della propria vita: «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». È proprio questo il caso di Eluana Englaro e di tutti coloro che vorranno liberamente decidere sul loro morire. Vi è un confine costituzionale che il legislatore non può varcare � né con decreti legge, né con altri strumenti normativi � oltre il quale compare la persona con la sua autonomia e la sua libertà. Quei sondaggi, allora, sono un monito e una risorsa. Un monito alle forze politiche, che di quei cittadini dovrebbero essere consapevoli interlocutori. E si tratta di una risorsa che sono gli stessi cittadini a dover utilizzare, levando forte la voce perché la forzatura istituzionale non passi. Nessun dialogo, nessuna collaborazione politica possono svilupparsi in panorama disseminato da macerie istituzionali. | 4 décembre dopo tanto ,(troppo) tempo , sono salita in macchina e ho vagato .
E' una di quelle cose che fai alle nove di sera, quando non hai voglia di tornare subito a casa , quando fa freddo fuori e non vuoi il calore dei termosifoni, ma quello che ti arriva di getto sulle gambe. Quando sai che, rincasando, apriresti la porta, accenderesti la luce e ti metteresti a leggere ascoltando musica. Oppure , nella stanchezza, ti limiteresti a scegliere uno dei tuoi innumerevoli films che hai sul computer, in un hard disk cui tieni come l'oro, perchè contiene tutte quelle piccole cose che costruiscono i ricordi irraccontabili non solo del passato , ma anche del presente e dell'incoming.
Certe sere non hai voglia di questo , però .
Guidare in macchina per Roma, senza una meta che non sia quella che sul momento ispira le mie mani nel dirigere il volante, è una di quelle cose che mi fa assaporare del tutto la mia libertà.
Come immaginare il mondo nelle canzoni che ascolto mentre corro.
Quando questo lo hai già fatto per più di un'ora nel pomeriggio, e tutto il tuo corpo è stanco ma ancora teso, guidare provoca una sorta di intorpidimento mentale e fisico.
O , almeno, tale è l'effetto che ha su di me.
Adoro girare per le strade del centreo, verso la mia amata torre Argentina, senza pensare a nulla di preciso che non siano sensazioni non trascrivibili in pensiero concreto.
Sensazioni che ti portano in un passato vivo, che rende presente e certo un futuro in incognita per tutto il resto.
Guido e mi trovo a pasare sotto questi palazzi antichi , fino a San Pietro , ricordo Bernini e la sua passione, ricordo la mia passione quando, leggendolo, volevo arrivare a sentire cosa lui sentisse fosse l'arte nella sua mente.
Studiare l'arte è per me voler sincronizzarmi , ogni volta, con il pensiero dell'artista, vedere come lui vedeva, sentire come lui sentiva, anche solo per un attimo, al solo fine di cogliere , seppure per un istante, la realtà come la coglieva lui .
E' questo che permete al reale(come odio questa parola, come è limitante!) di essere interessante, per me: è il fatto che la medesima fenomenica cosa possa essere tante altre cose, a seconda non solo degli occhi di guarda, ma del momento in cui quegli occhi si posando sull'esterno e lo percepiscono in un atto unico e irripetibile.
Mi capita spesso di vedere, d'un colpo , una cosa in modo nuovo , secondo una prospettiva diversa.
Da piccola, amavo stare sulla mia sedia e butare la testa all'indietro ,per il solo gusto di vedere la mia stanza capovolta .
Oppure, porre davanti a me uno specchio e osservarla da lì , così uguale e diversa da come la conoscevo .
E questa sera ero in macchina, spinta non so nemmeno da cosa, a guardare Roma e non avere limite di di tempo ( grazie al cielo avevo benzina a sufficienza!), senza impegni, o scadenze, o cose che avessero priorità.
Mettermi in macchina e passare una serata così mi fa sentire libera.
Nel calore interno, con la musica dell'unica stazione radio che accetti di ascoltare (Virgin radio, n.d.a.) , alzare quanto voglio il volume all'arrivo delle mie canzoni , che sono quelle che corrono per l'etere di Londra ( eh sì , la Virgin fa rock serio), ed essere in mille luoghi contemporaneamente, in mille tempi .
E' raro che mi soffermi a pensare al prezzo di tale libertà.
Non dover rendere conto di cose come queste, poter tenere il telefono spento come se e quando voglio, girare da sola di notte ( a volta perdendomi ), tornare a casa tardi e sentire solo il silenzio , mettermi sotto le mie coperte, nel mio letto grande, in mezzo ai miei cusicni e vedermi un film, o leggere ... ha un prezzo tutto questo ?
Ha un prezzo l'amare la solitudine? La totale possibilità di fare esattamente ciò che si vuole, nel momento in cui si vuole? MA soprattutto, questo amore così passionale è una cosa di spontaneo o deriva dall'impotenza ? Non di fronte a qualcun altro , ma con sè stessi .
Alle volte, capita che una persona sia connessa in più dimensioni, che catturano la mente e donano una visione angolare dei 'fenomeni' che va oltre i fenomeni stessi.
Quando sai di essere così , continui a vivere con una pala in mano , che scava scava e scava in tutto, ma scavare richiede attenzione, si è come archeologi che non devono rovinare alcunchè, che cercano l'immerso trattando l'emerso con la massima cura di mantenerlo scisso da ciò con cui sono a contatto.
Essere(o voler essere) a contatto con le millemila leghe sotto i mari della coscienza, ti getta dentro l'oceano stesso, e tu sei così affascinato da ciò che puoi vedere che smarrisci la cognizione che il mare è anche la superficie , che può capitare di gioirne vedendone le onde . E accade sempre che, ogni votla che hai davanti quelle onde, non guardi loro , ma immagini cosa le stia provocando , come sia il movimento sotto che le genera, immagini i granelli di sabbia che alla rinfusa cambino posto , che si sollevano dalla base e turbinano nell'acqua per tutto il tempo . Ti chiedi cosa stiano facendo i pesci , e se ci sono pesci in quel momento o , se non ci fossero , dove potrebbero essere andati.E poi , i pesci come vivono le onde ?
Tutto questo , succede , a questa razza di esseri umani.
E la stessa cosa vagando in macchina.
Le ruote percorrono corco Vittorio Emanuele, pensi a lui , a Roma come fosse in quel mentre , vedi i palazzi e ti colpisce la luce invisibile del bianco nella notte. Anche senza lampioni , qualcosa ti suggerirebbe che hanno un colore chiaro .
Poi arrivi alle chiese barocche, e pensi al genio artistico che dominava la mente dell'epoca ( eh , sì , la mente di un'epoca..).
Concepire la costruzione di una chiesa che , stando sulla piazza, prenda la forma della piazza stessa diventando un tutt'uno , entrando a essere parte integrante di un ambiente mantenendo una propria maestosità , che nella percezione degli occhi si presta a essere la maestositàdella piazza stessa.
E come parlare del fatt, inenarrabile, che mentre giri in questi posti tante epoche di te stesso ti passano davanti ( ma 'passare' è un verbo limitante, perchè non è un susseguirsi spaziotemporale), e sono così passate e così presenti allo stessotempo .
Mi manca tanto fare lunghe passeggiate al centro pensando , o parlando del pensare.
Mi manca, più che altro , il farlo senza quella condizione interna che non può crearsi sempre. Frose, la si crea quando noi stessi la lasciamo libera di esserci ... ma per lasciarla libera, rischieremmo di liberare altre cose che, certe volte, vogliono restare saldamente chiuse nel vaso di Pandora.
Credo che questa passeggiata me la farò una di queste sere, nel modo in cui verrà.
Pandora
2 décembre tempo d iricominciare a scrivere?
ma non sono io a deciderlo, è come con il pianoforte, è lui che mi chiama.
A dire il vero , sentirei la necessità di farlo da un bel po' , ma ogni volta preferisco leggere .
E ogni volta, tutti i miei pensieri convogliano in uno spazio senza dimensione che non riesco a contenere, perchè il nostro finito essere ha delimitato spazio e tempo per la necessità di orientarsi in un mondo tanto finito, da decidere sia quello reale.
In fondo, però, essere 'reali' può avere tante sfumature. Il nostro corpo può essere pesante nella fenomenologia delle cose , eppure la nostra Persona essere invisibile.
Alle volte, un corpo può divenire così leggero tanto da scmomparire, facendoti divenire lampante, rendendo impossibile non vederti, tranne ai tuoi occhi. Gli altri ti vedono ma tu rimani nella percezione di non essere percepito .
Anche perchè, in fondo, 'gli altri', vedono una ben misera parte di quello che vorresti vedere tu .
Nel dilemma tra l'essere invisibili per sè o per il mondo , quale scelta operare se non :l'esterno?
E' pur vero che 'noi siamo' nel nostro essere.nel.mondo , che la nostra essenza da 'uno,nessuno e centomila' ci rende creature plasmabili in così tanti modi diversi , da non poterne ignorare, nel voler essere davvero onesti, neppure uno.
Allo stesso tempo , è anche vero che ai tuoi stessi occhi sei altrettanto inpercepibile nelll'uno o nelll'altro modo , se a essere vista è solo una parte di te.
Quando induci il tuo corpo a sparire su sè stesso , arrivando al limite e godendo del superamento del peso della carne, proponi comunqeu la visione di una ben piccola parte di te.
In poche parole ,continui a nasconderti .
La vera visibilità non è negli occhi degli altri . Me ne è sempre importato poco di ciò che venisse di me percepito, eppure il sentire di non esserlo mi trafiggeva , perchè che significato può avere un essere umano percependo la propria vita come un dimenarsi comlepto nella tranquillità dell'occhio di un ciclone?
il punto è cosa si voglia nascondere.
Mi sono decisa a riconoscere che per 4 anni , in un certo senso , ho continuato in questa modalità di celarsi raffinatamente .
E' ovvio che, scrivendolo qui , assuma un significato diverso .
Tenevo questi capelli altrui così lunghi da dimenticarmi i miei .
Sì , perchè il buffo è che erano divenuti come un'estensione di me , tanto da non percepirli più come qualcosa di estraneo. Ma dietro l'uso di un qualsiasi simbolo - perchè ogni nostra mossa codificata dal pensiero è tale, seppure inconscia-si cela una motivazione che potrebbe andare al di là dell'atto della creazione del simbolo stesso .
Una cosa che accomuna tutte le persone che hanno seguito la strada suddetta nello specifico , raccontano di come quegli attacchi dientino una sorta di dipendenza : non è possibile farne a meno , non è possibile scoprire la ropria parte originale, perchè quel 'peso' fa parte della tua testa, quell'estensione si nota ... si nota prima di te.
A essere sincera, mi ha sempre fatto comodo, in questo senso . Il voler distogliere l'attenzione, lo sviare la vista verso qualcosa di assolutamente non notabile, non era più l'iniziale motivazione(ovvero , quella di vedere di nuovo me stessa dopo un 'trauma' specifico)... nascondendo il ricordo di un fatto , si può far finta che non sia mai avvenuto . E così quel vissuto aspetta, paziente, in un angolo . Attende che tu lo lasci libero .
E' per questa ragione, fondamentalmente, che ho deciso di rischiare di portare la mia faccia non protetta(almeno fisicamente), in giro.
Perchè io odio le dipendenze, qualunque forma assumano .
Odio le dipendenze dalle cose, odio ancora di più la dipendenza dall'assenza ... ma la dipendenza da una maschera travestita da optional è ancora peggio.
Certe volte, è come se si dicesse :"vedimi, ma non guardarmi".
Vedere è tollerabile. Essere guardati un po' meno .
Per prima cosa , la gente VEDE, ma non è abituata a guardare. Non più in là di ciò che le faccia comodo vedere e, tristemente, non più in là del proprio naso .
E' tristemente non curiosa.
Ecco , la maggiorparte della gente è Edipo . Poichè io sono PAndora , non posso proprio accettare l'idea di questa pseudo cecità .
Inoltre, mi sembra che lquesto ' non guardare' abbia 2 differenti espressioni fenomenologiche: il semplice non andare mai oltre a ciò che 'sembra'(perchè non è curiosa ... e sul motivo di questa cosa ci devo scrivere un altro post... anzi molti altri , perchè non c'è una sola causa ....e poi sono inferenze, non verità divine ) , e la la manifestazione(apparentemente)opposta: il domandare.
Adesso , un'altra digressioncina (che non fa mai male): personalmente, sia per deformazione mentale che per natura, io tendo a non fare mai domande.
Ovviamente, questo viene quasi costantemente scambiato per un totale menefreghismo ( e dico 'quasi per 2 ragioni : la prima è che , alle volte , non ti interessa davvero , perchè l'oggetto della domanda-la persona-la percepisci come una scatola vuota .... l'altra è che non escludo che ci siano esseri umani che possano , almeno parzialmente, comprendere quell oche intendo dire.) , quando invece , forse, nell'osservare cogli tante cose che la parola uccide.
E non parlo di cose 'buone' o meno , perchè io non credo nell'essenza di 'buono o cattivo, giusto o sbagliato' (esistono come concetti ... ma le azioni umane sono generate sempre e solo da una cosa sola, è il loro dover essere inserite in un contesto che crea la limitante necessità di attribuire un giudizio ... perchè ogni elemento del contesto è un mondo che genera azioni, quindi un incrocio tra le cose generate da millemila mondi diversi all'interno della stessa fenomenologia deve necessariamente trovare, per la Gestalt di questi mondi - e non per la singola somma di essi- un ordine ... e qui torneremmo al discorso che la nostra finitezza ci induce a categorizzare...) ma mi riferisco (per tornare a pre-parentesi) a tutto ciò che compone un individuo e che lo rende realmente una esistenza: ovvero , ciò che si guarda.
Trovo superflue le domande ( e in modo esagerato , lo ammetto), trovo superflue le risposte alle domande.
Non in tutti i casi , è ovvio , ma la comunicazione deve partire da altro, nella mia ottica. Sempre, in ogni interazione, senza differenza per la forma o la qualità.
Poi c'è da dire che , in tutto questo delirio solipsistico , ho trascurato il fatto di citare che questo limite delle parole è dovuto in larga parte al mio pensiero , ma in una certa misura anche dal fatto che ho deciso di non imporre a nessuno , mai , di essere guardata e non semplicemente 'vista'. Non si può essere sempre guardati , è bene ammetterlo con sè stessi ad alta voce . Dal momento che conosco la mia modalità di uso della prola, so anche che di solito , rispondendo, aprirei tante porte inutilmente(almeno nella maggior parte dei casi) e domandando imporrei in un certo senso la risposta ( che poi ci sia o meno ... la scelta della risposta o della non risposta è comunque l'imposizione di una scelta che risponda a un tentativo di "entrare". E non è bene , per me , pensare di entrare se la porta è chiusa!Anche perchè , in che modo entri realemte? Sempre che ci sia un modo più reale dell'altro .. ma dicerto , ce ne è uno che noi , in quel preciso istante e contesto , reputiamo più reale dell'altro ).
Basta così , è ora di dormire ... ma mi mancava un po' comunicare con queste pagine in post che nessuno si leggerà mai , perchè sono o troppo allucinati o troppo lunghi !
Pandora 3 octobre
it's ill to loose the bands that god decreed to bind;
still will we be the children of the heather and the wind
far away from home , o it's for you and me
that the broom is blowing bonnie in the north countrie. 28 septembre the phantom of the opera ...per la terza volta in un mese solare... in prima fila ...nel teatro piu bello di londra ... 22 septembre
JENNY Credevi che ti avrei mandata dal dentista per farti fare un’iniezione, vero? Un sedativo. Non è così, Maria?
MARIA Ho chiesto all’infermiera e lei ha detto che probabilmente avrebbero dovuto farmi un’iniezione. Quando ho detto che non lo ritenevo necessario perché la radice è già stata otturata, lei ha detto che avrei fatto bene ad aspettarmi lo stesso un’iniezione.
JENNY Ti sei inventata tutto. Ti ho promesso che non ti verranno fatte iniezioni né date pillole e manterrò la parola.
MARIA Sai qual è il tuo grosso guaio? Te lo dico perché adesso lo so. Sei incapace di amare. E per amare non intendo chiavare, per quanto dubito che neppure questo sia il tuo forte. Sai che cosa sei? Sei quasi irreale. Ho cercato di amarti così come sei, perché ho pensato che se io avessi amato Jenny incondizionatamente, forse lei sarebbe diventata un po’ più reale, voglio dire meno ansiosa e più sicura di sé. Be’, le persone fanno così, non è vero, se sanno di essere amate, anche se è solo un cane che le ama. Ma figuriamoci! Jenny mi guarda coi suoi grandi e meravigliosi occhi blu, i più begli occhi del mondo, e tutto quel che vedo è la sua angoscia. Non hai mai amato qualcuno, Jenny? (Ride, allungando la mano e posandola sulla coscia di Jenny) Cosa diresti se alzassi la mano e ti accarezzassi la guancia? Cosa diresti se l’abbassassi e cominciassi ad accarezzarti il seno? Cosa diresti se... se l’abbassassi ancora di più e cominciassi ad accarezzarti tra le gambe?
JENNY Sei cara davvero, e molto convincente. Ma devi tener presente che uno psichiatra deve spesso far fronte a questo tipo di situazioni. Il grosso problema – che fino ad oggi non è stato risolto – è sapere come evitare coinvolgimenti tra medico e paziente.
MARIA (dopo una breve pausa) Ti piace essere crudele mentre fai il tuo lavoro?
JENNY Adesso esageri. Sai quanto me che nessuna delle due trarrebbe vantaggio da una relazione.
MARIA Ad ogni modo andrà a finire che mi tradirai.
JENNY Tradirti, cosa vuoi dire? Sono il tuo medico e sto cercando di farti guarire. Sono responsabile di come farlo.
MARIA (prontamente) Sei sicura? Voglio dire, non dovremmo dividerci questa responsabilità?
JENNY Queste sono solo chiacchiere.
MARIA Voglio dire, non dovremmo dividerci questa responsabilità – e anche i rischi? Perché io dovrei prendermi tutti i rischi e tu qualcosa di vago e innocuo, chiamato responsabilità?
JENNY Nella pratica, non è possibile.
MARIA Perché?
JENNY Esperimenti simili sono stati tentati. Con scarso successo.
MARIA Con scarso successo? Sei fantastica!
JENNY Cosa stai combinando adesso?
MARIA (con calma) Così non vuoi fare l’amore con me?
JENNY (con un sorriso) No, proprio no. Ma se vuoi che continuiamo questi tentativi imperfetti per farti guarire, farò con piacere quel che posso.
MARIA Alle tue condizioni?
JENNY Proprio così, alle mie condizioni.
MARIA Guardami un momento. No, guardami bene. Guardami negli occhi, Jenny. Che cosa vedi?
JENNY Vedo che stai facendo la commedia.
MARIA Cosa sto recitando?
JENNY Angoscia, paura. Angoscia, credo.
MARIA Ed ora, cosa sto recitando? Guarda attentamente.
JENNY Non so.
MARIA Ti stavo imitando. (Ride).
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